Idee
Avvocato Rubini, perché la separazione delle carriere tra magistratura giudicante (i giudici) e requirente (i pubblici ministeri) è così importante se già le funzioni sono separate di fatto dalla riforma Cartabia?
«Tutti gli interventi normativi avvenuti fino al 2022 hanno disciplinato il cambio di funzione tra magistratura requirente e giudicante. Ma ancora non è stato attuato quanto previsto agli articoli 111 e 104 primo comma della Costituzione in relazione al giusto processo e alla terzietà del giudice. È necessario che il giudice sia equidistante dalle parti e tra queste figura il pubblico ministero che tuttora ha la stessa carriera del giudice, un fatto rimasto immutato anche dopo l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale nel 1989 che ha impianto accusatorio, mentre in precedenza, fin dal ventennio fascista, il nostro era un sistema inquisitorio. In trent’anni, sono stati presentati numerosi disegni di legge per separare le carriere, anche su iniziativa delle Camere penali italiane, finché in questa legislatura l’on. Enrico Costa ha presentato un nuovo testo redatto dalle Camere penali che poi ha ispirato il Governo nel 2024. L’esecutivo, rispetto alla nostra proposta, ha introdotto il sorteggio per la nomina dei membri dei Consigli superiori della magistratura e dell’Alta Corte disciplinare. Mentre per quanto riguarda la separazione delle carriere, la creazione di due Csm e dell’Alta Corte se ne parlava già nella Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema nel 1997, attraverso la cosiddetta “bozza Boato”».
A proposito del sorteggio per individuare i membri dei Csm e dell’Alta Corte si è molto discusso…
«Il sorteggio è la conseguenza di alcune ragioni. Nel tempo, come si vede nella “vicenda Palamara” (il magistrato, ora radiato, Luca Palamara era al centro di un sistema di interessi che gestiva la nomina dei magistrati di svariati tribunali italiani, ndr), si è scoperto che i membri eletti dalle correnti e dall’Associazione nazionale magistrati avevano portato a una degenerazione nella scelta delle sedi di Tribunali, Procure, Corti d’appello o Cassazione sulla base degli interessi delle correnti stesse. Nel 2019 il presidente della Repubblica ha stigmatizzato questa prassi deviante definendo il “correntismo” una caduta etica della magistratura. Si è pensato che solo spezzando vincolo tra eletto ed elettore all’interno della magistratura si possa evitare che simili apparentamenti accadano ancora. Sono convinta che tutti i magistrati, i quali ogni giorno dispongono arresti, sequestri e intercettazioni, siano in grado di valutare progressioni in carriera secondo la legge, stipendi o spostamenti di loro colleghi».
La nuova Alta Corte disciplinare, qualora la riforma venisse confermata, valuterebbe il comportamento di giudici e pm. Perché migliorerebbe l’attuale sistema in cui la disciplina è interna al Csm?
«Dal 1942 a oggi abbiamo avuto di fatto un caso del tutto particolare con la Commissione disciplinare all’interno del Consiglio superiore della magistratura. Si tratta di un organo con funzioni giurisdizionali – quindi un giudice speciale a tutti gli effetti – le cui sentenze possono essere impugnate davanti a un tribunale. Oggi questo giudice speciale viene reso indipendente e più efficace, ancora una volta perché si spezza il legame tra l’eletto e il potenziale magistrato incolpato: la stessa assenza del presidente della Repubblica garantisce ancor più terzietà all’organo costituzionale. L’importanza della riforma si evince anche dai numeri sui procedimenti disciplinari che il procuratore generale di Cassazione Gaeta ha elencato all’apertura dell’anno giudiziario. Ogni anno 1.200 procedimenti vengono archiviati, nel triennio 2023-2025 la sezione disciplinare del Csm si è pronunciata solo in 199 casi e le condanne sono state 84, quindi appena il 2,27 per cento dei procedimenti e in molti casi le pene sono censure e sospensioni, raramente rimozioni, anche per fatti molto gravi agli occhi dei cittadini».
Quali effetti si attende se la norma entrerà in vigore?
«Si tratta di una riforma per i cittadini e non contro la magistratura. Avremo un processo più giusto, con giudice libero perché differenziato dal pm, nessun tipo di vincolo all’interno della magistratura per chi decide, specie nelle indagini preliminari nelle quali il pm che ragiona per elementi di
prova».
Presidente Citterio, perché dal suo punto di vista separare le carriere dei magistrati è un problema, visto che di fatto le funzioni sono già separate?
«Le ragioni che la sostengono oggi sono molto più deboli rispetto a 35 anni fa, quando è entrato in vigore il nuovo Codice di procedura penale. Da allora è diventata patrimonio comune una mentalità basata sui principi per cui le prove si formano in dibattimento, sulla parità delle parti e per cui il giudice è terzo imparziale. Questi fattori non vengono mai messi in discussione, nemmeno da parte dei sostenitori del “no” si dice mai che ci sia un giudice a favore del pubblico ministero, pertanto non c’è una vera motivazione solida».
Quali conseguenze si attende?
«Mi aspetto effetti peggiorativi rispetto a ora. L’organizzazione degli uffici, con due Csm che di fatto non avrebbero punti di contatto, diventerebbe molto complessa: tutte le questioni importantissime del raccordo tra l’azione delle procure e quelle dei tribunali su fissazione dei processi e dei loro tempi rischiano di non trovare una sede in cui essere affrontate e risolte con equilibrio. La seconda conseguenza negativa sarebbe che un Csm di soli pubblici ministeri eletti con sorteggio puro, insieme a laici con sorteggiati su un elenco stabilito dal Parlamento, rischia di creare un nucleo autoreferenziale e molto potente perché i pm conservano la direzione della polizia giudiziaria e permane obbligo dell’azione penale: può nascere un potere incontrollabile. Il ministro Nordio sostiene che il pm oggi è già un “super poliziotto”, creare un Csm ad hoc non appare certo una soluzione».
Qual è la sua opinione in merito alla creazione di due Csm, composti da membri sorteggiati?
«I cittadini chiamati al voto dovrebbero chiedersi: nell’equilibrio tra i poteri della giurisdizione e della politica, in particolare il Governo, avere un Csm o averne due senza contatti tra loro, anche se entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, crea una situazione inalterata, migliore o peggiore? Se consideriamo che ai due Csm verrebbe tolta la parte disciplinare, occorre dire che tra un organo unico con tutte le competenze e tre separati l’equilibrio peggiora. L’Alta Corte disciplinare autonoma è molto problematica; è vero che in passato ci furono varie proposte per crearla, ma non era mai stato previsto che fosse un giudice monopolista del disciplinare. Oggi contro una sentenza del Csm su un magistrato si può ricorrere per Cassazione, se passerà questa riforma alla sentenza dell’Alta Corte si potrà ricorrere solo davanti alla stessa Alta Corte, seppure a un collegio diverso».
C’è poi l’esclusione del presidente della Repubblica dal disciplinare.
«Ora il presidente Repubblica può presiedere singoli collegi disciplinari, mentre se nascesse l’Alta corte non sarebbe prevista la sua presenza. Va inoltre considerato che non sappiamo come saranno composti i collegi dell’Alta Corte – che avrà 15 membri in tutto – perché la loro formazione è demandata a una successiva legge ordinaria, nella riforma si dice solo che deve essere garantita una rappresentanza dei magistrati, ma per questo ne basta anche solo uno. Il paradosso è la si prevede dichiaratamente per aumentare i numeri delle sanzioni ai magistrati quando già oggi il 50 per cento delle sentenze sono di condanna (84 su 199 nel 2023-2025, ndr). Sfido qualsiasi organismo disciplinare di altri ordini professionali ad avere una percentuale così. Allo stato dell’arte, l’Alta Corte è una delega in bianco al Governo e al Parlamento di turno per una costruzione che non garantisca principio autonomia dei magistrati».
Quali effetti si attende se alle urne vincesse il sì?
«Se questa riforma venisse confermata, non cambierebbe di una virgola il funzionamento della giustizia in Italia, essa riguarda l’ordinamento giudiziario e non l’organizzazione giustizia, che è competenza del Ministero. La durata dei processi non si ridurrebbe di un giorno, su questo incidono invece organici e tuttavia in Veneto le scoperture aumentano. Ma il rischio più grande per i cittadini è quello di avere un giudice intimorito al posto di un giudice sereno, rischiano di non trovare più un giudice che opera sulla base del diritto anche se questo significa andare contro gli interessi di poteri forti, dal punto di vista politico o economico».