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Relazioni di qualità. Un “punto di vista scomodo”, un documento che veicola l’incontro tra vulnerabilità
Quello dei vescovi del Triveneto è un «punto di vista scomodo»
IdeeQuello dei vescovi del Triveneto è un «punto di vista scomodo»
La nota a firma dei vescovi del Triveneto “Suicidio assistito o malati assistiti?” (e pubblicata integralmente dalla Difesa nel numero del 29 ottobre, ndr) dimostra un atteggiamento diverso da quello dei “valori non negoziabili” che nei decenni passati, sui temi etici, ha spesso mostrato una Chiesa impassibile e ferma sui principi astratti, piuttosto che attenta a comprendere e ad aiutare chi nelle situazioni concrete era chiamato a scelte difficili e spesso dolorose. Di fronte alle «situazioni nuove e del tutto inedite» in cui la medicina porta la soglia della vita oltre quanto potrebbe fare l’organismo da solo, l’episcopato triveneto chiede di promuovere «relazioni di qualità che permettano di superare lo sconforto e il senso di impotenza». Il punto centrale, infatti, è che la persona malata non dovrebbe giungere alla scelta di anticipare la morte solo perché a causa della sua condizione si sente un peso, per la famiglia o per la società. Le comunità cristiane vengono invitate a fare la loro parte senza lasciare sole le persone e le famiglie interessate da queste situazioni. Tale sottolineatura sul contributo che la Chiesa può offrire, però, mette in secondo piano nel documento un punto che è centrale nel dibattito pubblico: la possibilità da parte del malato di decidere sulla propria vita. È vero che, in alcune posizioni, il suicidio assistito viene presentato ideologicamente come un’acquisizione di diritto e una conquista di libertà, ma è altrettanto vero che in molti casi al malato potrebbe mancare la serenità di portare avanti la propria condizione. Nella Chiesa di Vicenza non sono mancati casi di vicinanza, come l’incontro dell’anno scorso tra il vescovo Beniamino (Pizziol, ndr) e Stefano Gheller, cinquantenne di Cassola affetto da distrofia muscolare. Forse il cammino indicato dal documento è proprio un incontro tra vulnerabilità: l’attenzione alla sofferenza e un farci vulnerabili andando proprio dove sembra di non poter fare nulla. Anche i vescovi del Triveneto, con la nota, si rendono più vulnerabili, portando un punto di vista scomodo, diverso dalla soluzione che sembra ai più la più facile e percorribile.
Luca LunardonDocente di Teologia Morale ISSR Arnoldo Onisto di Vicenza