Idee
Ricomincia la scuola dopo la pausa natalizia ed è inevitabile collocare questo inizio di nuovo anno nello scenario complessivo che si sta delineando e che non può non coinvolgere i più giovani.
Il 2026 si è aperto all’insegna di alcune grandi crisi: quelle che si trascinano da qualche anno, insieme a fatti nuovi altrettanto drammatici.
Le guerre in Ucraina e a Gaza – che non sono certamente le uniche nel mondo, basti pensare a quanto succede periodicamente in Africa fuori dai riflettori internazionali – sono tragedie cui ci si sta abituando. Durano da tempo, sembrano non avere soluzione, pur tra alterne vicende e proclami di tregue e paci.
Adesso si apre lo scenario venezuelano, con i muscoli di Trump che impressionano un po’ tutti. Basta così poco – un blitz immediato – per rovesciare la leadership di un Paese e addirittura annunciare che verrà governato “da fuori”.
Non interessa qui entrare in giudizi su Maduro e le sue responsabilità, ma certo impressiona vedere irrompere una volta di più nello scenario internazionale la prepotenza della forza.
Un altro fatto tragico è invece di diverso tenore, ma resta gravido di conseguenze: quanto accaduto a Crans Montana, con l’incendio e la strage di giovanissimi in una discoteca. Nel momento più alto del divertimento, della spensieratezza, tra botti e bevute.
Ebbene, come non pensare che questi fatti scivolino via senza lasciare traccia nei nostri giovani? Certo, i media, ad esempio, hanno sottolineato come all’indomani del rogo di Crans, sciatori e vacanzieri sono andati avanti come se nulla fosse e forse anche di fronte alle crisi internazionali avviene così: un po’ di clamore all’inizio, qualche emozione, qualche manifestazione, ma poi si va avanti cercando di mettere da parte i pensieri e le paure.
Ecco, cominciare la scuola in questo scenario è un richiamo alle responsabilità. Anzitutto a quella degli adulti educatori che hanno il compito di favorire la crescita umana integrale dei più giovani e per questo, tenendo a mente i valori della nostra Costituzione – che un grande Presidente della Repubblica ha richiamato a fine anno – possono contribuire a far riflettere sul senso e sui valori di libertà e responsabilità collettiva (mettiamoci anche democrazia) che dovrebbero impedire di lasciarci archiviare ogni cosa come se non fosse successo niente.
Non solo: un altro compito degli adulti/educatori è quello di cogliere i segnali di un’inquietudine che spesso cova sotto la manifesta indifferenza. E’ possibile pensare che davvero gli scenari contemporanei non lascino tracce nei più giovani? Che forza, prepotenza, guerra e devastazioni scivolino via assolutamente sotto traccia?
La scuola resta un grande elaboratore di pensieri, conoscenze e di consapevolezze. Portare alla luce, approfondire, riflettere su quanto ci accade intorno, farlo in un ambiente dedicato e “protetto” come le nostre aule scolastiche è una grande opportunità. Con i più piccoli, ma soprattutto viene da pensare agli adolescenti, cioè quanti stanno attraversando quel periodo di grande trasformazione che li porterà all’età adulta. Un passaggio che non riguarda solo l’anagrafe, ma appunto la consapevolezza e la responsabilità, personale e collettiva, verso se stessi e il mondo.