Idee
“Il cambiamento a volte fa paura, ma solo finché siamo in movimento possiamo restare in equilibrio. Lo sanno bene tutti coloro che vanno in moto o in bicicletta. Se ci fermiamo l’equilibrio si spezza e siamo costretti tra due alternative: cadere o mettere i piedi per terra. È una legge della fisica. Ma il movimento non basta a garantire il raggiungimento di una buona meta; occorrono punti di riferimento e degli sherpa che guidino il cammino”.
Così scrive Renzo Romeo, direttore di “Dialoghi” il trimestrale dell’Azione cattolica italiana, nell’editoriale del n.1/ 2026. La rivista compie 25 anni e “Ripartire dal cambiamento” è il messaggio che rivolge a quanti stanno attraversando il buio dei conflitti e dell’indifferenza.
A viandanti disorientati o distratti il dialogo viene proposto come via maestra per rispondere in positivo alla menzogna e alla superficialità.
Pensando al cammino della speranza che si pone come alternativa alla deriva del fatalismo il cardinale Matteo Zuppi nell’apertura del numero della rivista richiama l’urgenza e l’importanza di “dialogare sempre di più e sempre e meglio” nella consapevolezza che soprattutto nella comunicazione sono i muri ad avere la meglio sui ponti.
Viene suggerito un percorso intellettuale e spirituale che trovi concretezza: una prospettiva che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella rilancia nell’augurio che il dialogo “continui a essere centro e motore di ascolto, di partecipazione, di impulso nella ricerca del bene comune, secondo i principi espressi e tutelati dalla nostra Costituzione”.
Tre citazioni per accennare alla formazione della coscienza e al primato del pensiero che, ritrovata la loro sorgente, si propongono come dono e come responsabilità, come fatica e come bellezza, come uno stare nella storia con l’intelligenza dell’amore.
Nelle pagine di questo numero di “Dialoghi” vengono proposti due laici, Vittorio Bachelet e Giuseppe Lazzati, quali testimoni e maestri del legame fecondo tra pensiero, fede, vita. Un legame in cui le rispettive autonomie non sono separatezze neppure nei terreni accidentati dell’impegno per la città e per la democrazia.
Ci si imbatte nelle pagine di “Dialoghi” in una domanda: “è possibile affrontare questa accelerazione senza sentirsi semplicemente travolti da essa, sapendo di non poterla completamente dominare ma senza per questo rinunciare del tutto a governarla?”
La risposta è che nella complessità del cambiamento occorre riscoprire il senso del legame tra vita e pensiero, di riflesso si possono ritrovare le ragioni del dialogo e farne una forza capace di cambiare la direzione della storia.
Ci sono dunque fonti di conoscenza e di approfondimento a cui attingere le ragioni e la forza per fare del cambiamento non un’esperienza di paura e di chiusura ma un’occasione di speranza e di dialogo.