Mosaico | Sagre e Feste
È un san Martino dai connotati profondamente umani quello che accompagna la comunità di Ronchi di Casalserugo durante la sua sagra annuale (6-8, 11 e 13-15 novembre) che prevede tavola calda, pesca di beneficenza, musica e una mostra fotografica.
“Magnifica umanità” il titolo dell’iniziativa, che prende spunto dal celeberrimo episodio della vita di Martino, in cui il santo taglia a metà il proprio mantello, per cederne una parte a un povero. «Questo gesto – spiega don Giorgio Bozza, il parroco – non è eroico, è anzi alla portata di tutti e testimonia una carità che ha una misura, un limite. Ma è proprio dentro quel limite che avviene l’incontro con il povero e con Cristo». E nell’illustrazione che rappresenta l’edizione della sagra di quest’anno, la parte di mantello donata da Martino si compone di innumerevoli toppe, cucite insieme dalle premurose mani di tante persone, membri della comunità parrocchiale. «È principalmente a loro che la nostra sagra si rivolge – motiva don Bozza – è vero, infatti, che questo evento attrae moltissime persone, ma la nostra vuole essere una festa pensata per creare anzitutto comunione tra i volontari e i parrocchiani. Anche per questo abbiamo pensato a un momento di formazione, rivolto a loro in primis, l’11 novembre, giorno del patrono, in cui ospiteremo mons. Roberto Ravazzolo, direttore dell’Opsa, alcuni ospiti del centro e la loro band Andamento lento». Obiettivo della serata aperta a tutti – che prende avvio alle 18.30 con la messa presieduta da don Ravazzolo e poi alle 20.45 con la testimonianza e la musica – è coinvolgere i partecipanti in una riflessione sul valore del limite, da leggere non come un impedimento, ma come una dimensione imprescindibile dal nostro essere umani.
«È questo l’invito – sottolinea il parroco – che il papa ci rivolge con la Magnifica humanitas. Ultimamente ci si è concentrati molto sul suo messaggio a proposito dell’intelligenza artificiale, ma il vero fulcro dell’enciclica è l’appello a recuperare la nostra dimensione umana di fronte alla tecnologia. Viviamo dentro una cultura che ha imparato a misurare le persone in base a ciò che riescono a produrre: rendimento, efficacia, autonomia. Ogni limite, ogni fragilità diventa un guasto da riparare o un difetto da nascondere. Ma un’umanità senza limiti non sarebbe più grande, sarebbe semplicemente un’altra cosa. Per questo abbiamo scelto di far nostro il messaggio del papa, che ci dice che “l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite” (Mh n. 118), e di invitare gli ospiti dell’Opsa e don Ravazzolo perché ci aiutino a recuperare una misura dell’umano che rischiamo di perdere, per non nascondere i nostri limiti, ma anzi mostrarli con nitidezza, perché sono proprio loro a renderci chi siamo».