Fatti
Strade progettate negli anni Cinquanta, traffico cresciuto nel tempo e quartieri residenziali trasformati in percorsi di attraversamento di mezzi pesanti e di centinaia di auto. È la situazione emersa dal tavolo di confronto che si è svolto con i sindaci della Saccisica e dei territori limitrofi con la Regione Veneto. In contemporanea è andato in scena un sit-in dei comitati in cui i rappresentanti di Legnaro, insieme ai comitati di Saonara, hanno manifestato con cartelli che invitavano a «liberare i paesi dai mezzi pesanti», sottolineando la volontà di affiancare le amministrazioni nella ricerca di soluzioni condivise.
Il problema degli ingorghi nei centri abitati riguarda i Comuni di Legnaro, Casalserugo, Piove di Sacco, Bovolenta, Ponte San Nicolò, Saonara, Brugine, Sant’Angelo di Piove, Arzergrande, Codevigo, Pontelongo, Polverara, Correzzola e Maserà. I primi cittadini hanno esposto le loro istanze all’assessore regionale al bilancio Filippo Giacinti che si è impegnato a riferirle al presidente Alberto Stefani. «Non abbiamo strade alternative – spiega il sindaco di Legnaro, Vincenzo Danieletto – Il territorio è attraversato dalla statale 516 e dalla provinciale 35: qui converge il traffico proveniente dal Conselvano, che poi si distribuisce verso Padova, Saonara e Piove di Sacco, confluendo inevitabilmente nei centri abitati».
Le conseguenze si riflettono sulla vita quotidiana dei residenti, infatti un monitoraggio condotto dal Comitato di via Frassanedo (di Saonara) ha registrato nei primi giorni di aprile circa quattromila veicoli al giorno tra cui centinaia di mezzi pesanti. «Non è più un problema legato agli orari di punta – commenta Maurizio Bertogno, portavoce del comitato di Legnaro – Il traffico è continuo e incide su qualità dell’aria, sul rumore e sulla sicurezza». Bertogno interviene anche sulle soluzioni fin qui adottate: «Rotatorie e piste ciclabili sono interventi utili, ma palliativi. Anche il tram potrà sostenere il pendolarismo. Ma non dimentichiamo chi non va in città: chi deve raggiungere un’azienda in un altro Comune, chi porta i figli a scuola, chi usa la bicicletta. Queste persone hanno bisogno di strade sicure, non intasate da camion».
Dall’incontro è emersa la volontà di costruire un percorso condiviso tra amministrazioni e cittadini. I Comuni stanno infatti approvando un atto per affidare uno studio di fattibilità su alcune direttrici strategiche, con l’obiettivo di analizzare i flussi e individuare nuovi collegamenti e bretelle in grado di alleggerire i centri abitati. Secondo indicazioni già fornite da Veneto Strade, un nuovo tracciato di circa 15 chilometri potrebbe rappresentare un’alternativa per il traffico di attraversamento, realizzabile però per stralci successivi. Il riferimento della progettualità è quello dell’Alta Padovana, dove tangenziali e viabilità esterne permettono di evitare il passaggio nei centri abitati. Accanto agli interventi infrastrutturali, che richiedono tempi lunghi, viene indicato anche il rafforzamento del trasporto pubblico. «Oggi non esistono collegamenti diretti tra alcuni Comuni: una revisione e un potenziamento delle linee esistenti potrebbe offrire altre risposte», conclude Danieletto. La problematica traffico non si risolverà certo in tempi brevi, ma il confronto avviato in queste settimane rappresenta un primo passo verso una gestione condivisa del problema. In questa prospettiva si inserisce anche la biciclettata promossa dai Comitati per sabato 23 maggio, che da Legnaro raggiungerà Padova per consegnare al sindaco e presidente della provincia Sergio Giordani un documento con le richieste dei territori.
Cambio alla guida della Fimmg del Veneto, la Federazione italiana medici di medicina generale: lo scorso 15 aprile Enrico Peterle, quarantenne medico di medicina generale dell’Ulss 3 Serenissima e titolare di ambulatorio a Noale, è stato eletto nuovo segretario regionale. Succede a Giuseppe Palmisano, che continuerà a ricoprire il ruolo di segretario di Fimmg Venezia: «Assumo questo incarico – sottolinea il neo segretario regionale – con senso di responsabilità e determinazione, in una fase decisiva per la medicina generale. Servono scelte rapide e coraggiose: la firma dell’Accordo integrativo regionale non è più rinviabile, così come una drastica riduzione della burocrazia che oggi sottrae tempo alla cura. Dobbiamo restituire centralità al medico di famiglia, rendendo il nostro lavoro sostenibile e nuovamente attrattivo per le giovani generazioni. Ai cittadini servono percorsi di cura semplici, riconoscibili ed efficaci».