Fatti
La Pianura padana non è il posto più facile dove respirare. Lo sanno bene i medici, lo dicono i dati, lo sente chiunque abiti in quella fascia di nebbia e smog che attraversa il nord Italia da ovest a est. È una delle zone più inquinate d’Europa, e chi ci vive lo sa, spesso ci convive, rassegnato.
Non è così per un gruppo di amici di Sant’Elena e Solesino, che nel 2019 ha deciso di piantare alberi. Da quella scelta è nata Seta odv, associazione di volontariato ambientale che oggi gestisce un bosco vivo, frequentato, in crescita. «L’Agenda 2030 ci aveva messi un po’ in ansia, il primato negativo del Veneto sul consumo di suolo poi ci faceva arrabbiare, così a un certo punto ci siamo detti: invece di aspettare che le cose piovano dall’alto, rimbocchiamoci le maniche».
Detto fatto: con la concretezza un po’ testarda di chi conosce la terra che abita. Hanno cercato un terreno disponibile nei dintorni, e quando non ne hanno trovato uno in affitto, se ne sono comprati uno. Poi un secondo, adiacente al primo. Adesso Bosco mettiamo radici – questo il suo singolare nome – conta più di 1.500 piante tra alberi e arbusti, un frutteto di frutti antichi e due anime distinte: il bosco educativo, strutturato a stanze per le famiglie e le scolaresche, e il bosco nuovo più fitto, dove la natura sta già prendendo le sue decisioni. Sono una ventina di soci, una decina gli attivi sul campo ogni fine settimana. Si dividono i turni, si spartiscono le fatiche, si ritrovano tra i gli alberi con la stessa motivazione con cui ci si ritrova tra amici. «Il valore aggiunto di un’associazione di volontariato – spiegano – è essere in un gruppo che lavora per un obiettivo comune. Ti diverti, stai in compagnia, ma tutti remano nella stessa direzione».
Un messaggio che portano anche nelle scuole di ogni ordine e grado, dove sono ospiti fissi. Con i più piccoli si parla di Wangari Maathai, premio Nobel per la pace, la donna che ha ripiantato il Kenya desertificato dalla colonizzazione, oppure si adotta una pianta da portare a casa e, ancora, si ricicla plastica e legno in piccoli laboratori. Con i ragazzi più grandi si parla di impegno civile, di volontariato come scelta di vita, di differenza tra lasciarsi vivere e scegliere un obiettivo. «Noi non possiamo disgiungerci dall’ambiente in cui viviamo. L’uomo è importante, ma è solo una piccola parte di tutto ciò che ci circonda».
Nel bosco intanto la vita si organizza da sola. La fauna selvatica trova rifugio tra le radici, e questo pone una questione pratica: i cani liberi mettono a rischio gli animali selvatici. Da qui nasce “Spazio 4 zampe”, il nuovo progetto dell’associazione: un’area di sgambamento cani all’interno del bosco, recintata, sicura, con accesso tramite badge. «Non vogliamo un luogo abbandonato a sé stesso – precisano – I volontari sono nel bosco ogni weekend. L’area sarà monitorata, curata, gestita».
Non è solo un servizio ai proprietari di cani: è un modo per proteggere il bosco stesso, tenendo separate le esigenze di chi vuole correre libero e quelle di chi nel bosco ci vive già. Per realizzarla è partita in questi giorni una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma del Csv Padova e Rovigo. Non è l’unico cantiere aperto. Entro l’anno prenderà forma, in collaborazione con Sos Anfibi, anche un’area umida. Un bacino d’acqua per gli animali di passaggio, un nuovo ecosistema per gli anfibi, per insetti e piante. Completerà il bosco il percorso didattico con pannelli educativi, già in fase di finanziamento, pensato per guidare le famiglie alla scoperta delle piante e dei suoi abitanti.
Sono partiti in pochi, con un’idea e un terreno. Adesso hanno un bosco, un frutteto, un percorso didattico, un’area per i cani e un’area umida in cantiere. Hanno i leprotti. Hanno le scuole che li chiamano. Hanno una comunità di supporto e di condivisione. Non è poco. Anzi, è esattamente così che le cose cambiano: non con i grandi gesti, ma con la fedeltà a un’idea portata avanti senza smettere di crederci, in un impegno che non si ferma e che cresce come i loro alberi.
«Sono le piccole cose che fanno la differenza. La mia piccola cosa è piantare alberi». Questo era lo spirito del premio Nobel, Wangari Maathai. Questo è il motto che alimenta l’associazione Seta odv: «Mettiamo radici perché siamo stanchi del cemento, perché amiamo la natura e l’aria pulita, perché amiamo gli animali e sogniamo un mondo più bello e sano – si legge sul loro sito – Mettiamo radici perché il cambiamento è necessario e sono le piante che donano il primo elemento utile alla vita: l’ossigeno».