Fatti
In un contesto globale in cui la gestione dei rifiuti rappresenta una sfida sempre più critica, anche il settore tessile è chiamato a sviluppare modelli più sostenibili di gestione delle risorse e riutilizzo di materiali. Un’innovazione in questo senso arriva dal Comune di Sant’Urbano, in cui è stato da poco inaugurato un nuovo impianto per il recupero e il riciclo dei rifiuti tessili nel sito operativo della già esistente discarica tattica regionale gestita da Gea S.r.l., società di Greenthesis Group. L’impianto, che si prevede sarà operativo da ottobre, è stato finanziato nell’ambito del Pnrr e consentirà di intercettare principalmente scarti tessili pre-consumo come sfridi di lavorazione e prodotti invenduti, avviandoli a processi di recupero e valorizzazione.
«Partendo da un materiale di una certa qualità e con determinate caratteristiche riusciremo a ottenere un end of waste, cioè una materia che ha finito la sua qualità di rifiuto e con la quale è possibile produrre ulteriore filato», spiega Gianluca Brevigliero, direttore tecnico di Gea. Le fibre e i semilavorati ottenuti potranno trovare applicazione non solo nella filatura per il mondo della maglieria, ma anche per la realizzazione di tessuti non tessuti, materiali isolanti e imbottiture (pannelli fonoassorbenti, cuscini, automotive).
Il “segreto” per ottenere una materia prima seconda – così viene chiamato un materiale di scarto che viene reintrodotto in un nuovo ciclo di produzione – è partire da una materia selezionata bene; i rifiuti tessili di partenza devono essere divisi per tipologia: lino, cotone, lana, misto lino, misto cotone e sintetico.
«Il nostro impianto è uno dei primi in Italia di questo genere, quindi ci affacciamo in un mondo nuovo sia per noi sia per i produttori di tessili che si rivolgono a noi – continua Brevigliero – Manca un’educazione alla selezione iniziale, ed è proprio per questo che abbiamo già incontrato alcuni brand, dai più grandi ai più piccoli: per far capire che non siamo né una discarica né un inceneritore, ma un impianto completamente diverso. È una filiera tutta da costruire, mirata a chiunque abbia materiale “interessante” per noi».
Quando l’impianto sarà a pieno regime si andrà a recuperare il 95 per cento del materiale in ingresso, ma quel 5 per cento di rifiuto rimanente non sarà uno scarto tout court: trattandosi di bottoni, cerniere e altri metalli si potrà effettuare un altro tipo di recupero, per esempio energetico, o addirittura di rivendita nel caso di metalli nobili.
«In questi diciannove anni da sindaco mi sono appassionato al tema del recupero dei rifiuti e vedere che questo nuovo progetto è andato in porto mi dà molta soddisfazione. Collaboriamo da anni con Gea: nell’immaginario comune la discarica è un luogo di smaltimento, ma questa nuova attività andrà a valorizzare ulteriormente questo sito e farà capire invece l’importanza del recupero. Inoltre, cosa non meno importante, l’impatto ambientale di questo impianto è praticamente nullo, anzi, è proprio a favore dell’ambiente» aggiunge Dionisio Fiocco, sindaco di Sant’Urbano.
«Noi siamo solo agli inizi, ma abbiamo le idee molto chiare sul nostro obiettivo: reintrodurre nel mercato un materiale che abbia un fine nobile di recupero» conclude Brevigliero.
Il nuovo impianto, operativo da ottobre, valorizza gli scarti tessili e li trasforma in materie prime seconde destinate a nuovi utilizzi produttivi, in coerenza con i principi dell’economia circolare.