Idee
A chi mi chiede quali giornali leggo abitualmente rispondo che tra le mie scelte c’è “Popotus”. Nato il 23 marzo 1996 per una felice intuizione di Dino Boffo, allora direttore di Avvenire, si è presentato fin dalle origini e si presenta ancor oggi come un “giornale di attualità per bambini”.
In questa definizione c’è qualcosa di importante da scoprire. Innanzitutto, una professionalità giornalistica non comune. Marco Girardo, vicedirettore di Avvenire e direttore di Popotus sul numero del trentesimo anniversario afferma che: “Scrivere per i più piccoli significa rinunciare a scorciatoie e facili slogan” e così si spiega il titolo della sua nota: “Mediocrità? Ne facciamo a meno”.
E aggiungeva, a conferma di uno stile che è dello stesso quotidiano di ispirazione cattolica, che: “… è difficile raccontare ogni giorno il mondo senza banalizzarlo e senza tradirlo. È ancora più difficile quando i lettori sono bambini. Altro che ‘pubblico minore’ i bambini sono lettori esigenti vanno dritti al punto e sanno cogliere l’essenziale”.
Ma ciò che è difficile non è impossibile.
È vero, bisogna stare con i bambini, bisogna ascoltarli, lasciarsi interrogare dalle loro domande e, perché no, anche dalle loro risposte per rendersi conto di quanto pensiero siano capaci.
Sono cercatori di verità anche nei momenti più tristi e confusi, chiedono adulti credibili che li accompagnino e nello stesso tempo si lascino accompagnare nella ricerca del vero, del giusto e del bello.
Se ne accorgono gli adulti della capacità di pensare dei bambini quando illudendosi di evitare loro tristezza e preoccupazione nascondono immagini e parole di sofferenza e di morte? Certo occorre un linguaggio che tenga conto dell’età ma nascondere e non spiegare ai bambini il male significa non aiutarli a crescere.
Da 30 anni c’è un “giornale d’attualità per bambini”, c’è una cattedra di giornalismo che fa dell’etica professionale un esercizio quotidiano per dare risposta al diritto all’informazione dei piccoli sancito da una Convenzione Onu. Un diritto spesso considerato “minore”.
Invece, scrive Nicoletta Martinelli, ideatrice e curatrice di Popotus, è “un diritto scomodo spesso sottovalutato, talvolta rinviato con le migliori intenzioni, con l’idea di preservare i bambini dalle brutture del mondo. ‘Aspettiamo che crescano’. Ma i bambini vivono nello stesso mondo degli adulti, percepiscono tensioni, paure, cambiamenti”.
I bambini osservano, pensano, chiedono: in un processo di formazione della coscienza anche un giornale per loro e con loro assume un ruolo di grande valore. Avvertono che c’è chi li accompagna nella ricerca dell’essenziale e li fa sentire protagonisti nel cammino della vita.
Scrivendo di Popotus è Papa Leone XIV a cogliere nel segno: “Essere come bambini – scrive nella lettera inviata ad Avvenire il 19 marzo – non è tornare indietro, ma custodire una chiave per vedere l’essenziale di ogni cosa, per trovare risposte sorprendenti. Forse solo guardando gli occhi smarriti dei bambini di fronte alla barbarie della guerra possiamo convertirci”.
Non a caso scrive Marco Girardo che questo giornale è “davvero unico nel panorama editoriale”. Unico e controcorrente perché mai mette in pagina la mediocrità.