Idee
Scuola. Il fulcro è la (buona) comunicazione
Rapporto scuola-famiglia L’importante è non soccombere alla “paura” dell’altro finendo per allontanarsi reciprocamente
IdeeRapporto scuola-famiglia L’importante è non soccombere alla “paura” dell’altro finendo per allontanarsi reciprocamente
Molto si è scritto e ancor più si è detto del rapporto tra scuola e famiglia, analizzandone sia gli aspetti organizzativi e tecnici (tempi e modi della partecipazione agli organi collegiali, alle varie riunioni, alla vita della scuola) sia quelli educativi (coinvolgimento nei processi di apprendimento, condivisione degli obiettivi da raggiungere, azioni educative congruenti). Se lo scopo di una proficua collaborazione tra i genitori e i docenti è quello di creare le condizioni per garantire il benessere dei ragazzi e per promuovere efficacemente il loro processo di apprendimento, talvolta questo non viene raggiunto, con un’insoddisfazione da ambo le parti. Per comprenderne le ragioni di tale insuccesso credo si debba partire da alcuni aspetti che afferiscono più propriamente alla sfera psicologica degli adulti e che, in estrema sintesi, metterei in relazione a due parole-chiave: “paura” e conseguente “allontanamento”. La paura dell’altro gioca un ruolo molto importante nelle relazioni. Si può concretizzare, nel rapporto tra genitori e insegnanti, nella paura di essere giudicati, di perdere il proprio ruolo ritenuto spesso di “supremazia educativa”, di dover rivedere le proprie idee e le proprie modalità di approccio al bambino/ragazzo, in sostanza di doversi mettere in discussione.
La reazione più comune è la fuga, cioè il distanziamento da ciò che ci preoccupa e, quindi, l’allontanamento dell’altro che significa, nella scuola, evitare vicendevolmente e quanto più possibile i contatti, limitarli alle più elementari informazioni, agire in modo autonomo e distinto come se l’altro non esistesse. Non è facile superare tale paura, ma è necessario impegnarsi per trasformarla in coinvolgimento e partecipazione. Come si può fare? Per prima cosa, convincersi che l’altro non è necessariamente negativo nei nostri confronti ma che, anzi, forse ha “paura” di noi come noi abbiamo “paura” di lui. Proviamo ad aprirci, accogliendo l’altro con il suo bagaglio di esperienze e conoscenze, magari molto diverse dalle nostre: è in gioco l’avvenire dei nostri figli, perciò dobbiamo assolutamente provarci. La comunicazione è molto importante. Consideriamo le domande che ci vengono poste come semplici richieste di informazione e non come occasioni per mettere in discussione il nostro ruolo o il nostro modo di pensare. Prepariamoci bene agli incontri: la comunicazione deve essere assertiva, lasciando lo spazio agli altri perché possano esprimere liberamente le proprie idee. Un piccolo consiglio per i docenti: non investire i genitori dei problemi della classe senza esprimere, nel contempo, quali possibili soluzioni si è pensato di adottare. E uno per i genitori: chiarire subito e con i diretti interessati gli eventuali problemi emersi, senza stigmatizzare comportamenti, ancora da appurare, magari utilizzando la “chat di classe”. La comunicazione è sempre una relazione interpersonale, basata non solo su quello che si vuole affermare, ma anche sul modo in cui lo si comunica, sui gesti e sulle espressioni che lo accompagnano, sull’attenzione alla comprensione da parte dell’altro del messaggio stesso, sull’interesse rispetto a ciò che l’altro a sua volta ci comunica. Evitiamo di coinvolgere i ragazzi nelle eventuali criticità emerse tra la scuola e la famiglia: affrontiamole tra adulti che sanno gestire in modo maturo le piccole e grandi difficoltà che la vita ci presenta.