Idee
Il nostro mondo occidentale è stanco, e ha ragione a esserlo. L’Europa non ha più quel ruolo importante negli affari internazionali che aveva un tempo. Gli Stati Uniti sono guidati da un governo interessato al potere, ai soldi e all’immagine che proietta tra i suoi elettori. La Russia si riempie di parole, stravolge la verità e non ha certamente l’autorevolezza che pretende di dispensare. Il risultato sono le innumerevoli crisi che attanagliano la nostra società. Più di cinquanta guerre vengono combattute ogni giorno. La violenza cresce dovunque. L’abuso di persone e dell’ambiente non sembra avere confini.
In mezzo a questo deserto di valori, e al crescere del disagio di molti, sembra impossibile poter parlare di un futuro colmo di bellezza e gioia. Ma non possiamo lasciare che delusione e sconforto ci impediscano di vedere il nuovo che viene. All’inizio di dicembre scorso, dopo anni di una guerra che ha distrutto il Paese, la comunità cristiana del Sudan ha visto sorgere un po’ di speranza. La parrocchia di Omdurman, città che sorge sulla sinistra del Nilo di fronte a Khartoum, ha riaperto le porte. La parrocchia fu distrutta nei primi giorni di guerra nel 2023, e quasi tutta la popolazione dovette evacuare l’area. Oggi la campana di Omdurman ha ripreso a suonare. Si tratta di una campana significativa: fu portata in Sudan nel 1870 circa dal missionario del Comboni, Joseph Ohrwalder. Per oltre un secolo ha guidato la vita della comunità cristiana, ed è rimasta silenziosa per la durata del conflitto. Il suo suono è stato accolto con gioia e speranza da tutti. La guerra non è finita, ma ci sono segni che la vita può ripartire.
In Brasile, le compagnie minerarie lavorano senza supervisione da parte del governo. Il risultato è l’impoverimento dei terreni, la deforestazione selvaggia, l’inquinamento di terreni e delle acque. Per rispondere a queste crisi sociali, un gruppo di missionari e animatori locali hanno dato vita a Justiça nos Thrillos (giustizia sui binari), un’associazione per i diritti umani e della natura. Essi promuovono attività volte a sensibilizzare la società sul modello di sviluppo attento alla persona umana e all’uso equo delle risorse naturali. Sempre a dicembre, mentre la Cop30 – l’incontro mondiale che doveva decidere sul futuro del clima del nostro pianeta – dibatteva a vanvera, Justiça nos Thrillos organizzava un Tribunale popolare in difesa dell’Amazzonia. Un gruppo formato da rappresentanti delle genti indigene e di coloro che soffrono a causa dei cambiamenti climatici e della distruzione delle risorse naturali.
Non sono state portate relazioni tecniche, ma corpi malati, fiumi contaminati, comunità sfollate e decenni di negligenza da parte dello Stato. Larissa Santos, coordinatrice politica di Justiça nos Trilhos, ha sottolineato come l’impatto dell’attività mineraria abbia dimensioni territoriali e di genere. Dovunque si svolga l’attività mineraria, si verifica un cambiamento radicale nella geografia e nella vita quotidiana delle comunità: fiumi insabbiati, foreste devastate, polvere tossica che ricopre le case, aumento della violenza e distruzione dei campi coltivati. Privo di effetti giuridici formali, il Tribunale popolare funge da strumento educativo. La condanna espressa ha rafforzato un messaggio chiaro: non esiste un legittimo dibattito sul clima finché le popolazioni che vivono nel cuore dell’Amazzonia restano escluse dalle decisioni sui loro territori. C’è un divario: da un lato, i negoziatori discutono di obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio e di transizione energetica; dall’altro, le comunità locali dimostrano che la devastazione sta avvenendo ora, a causa dell’omissione o della complicità di governi e istituzioni.
Due eventi dissimili da luoghi molto diversi. Ambedue dimostrano che la voglia di pace, di giustizia, di rispetto delle persone e dell’ambiente non è morta. Un desiderio che deve darci la forza di guardare in avanti con fiducia. Se un popolo martoriato può trovare gioia nel simbolo flebile del suono di una campana, se un popolo abusato sa trovare la forza di riunirsi e additare alla radice dei suoi mali, anche noi possiamo iniziare il cammino di quest’anno con fiducia.