Fatti
La piaga dell’economia sommersa è certamente uno dei problemi importanti da affrontare per uno Stato che vuole un’economia sana. Lo spiega bene l’annuale rapporto Galassia di Confartigianato Imprese giunto alla ventesima edizione, che mostra dati impressionanti: in Veneto quasi 49 mila imprese artigiane, pari al 47 per cento del totale, affronta quotidianamente pressioni derivanti da pratiche commerciali scorrette. Il valore dell’economia sommersa italiana viene stimato in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2 per cento del Pil, e 77,2 miliardi del totale derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6 per cento del Pil stesso. I dati parlano chiaro, è una battaglia difficile da vincere con un sommerso cresciuto del 7,5 per cento in un solo anno, trainato da un più 11,3 per cento di lavoro irregolare. Nei servizi – dove rientrano benessere, cura della persona, attività creative – il tasso di irregolarità arriva al 13,1 per cento, mentre nelle costruzioni è al 10,3.
«La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità. Per Confartigianato Imprese Veneto servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Come categorie chiediamo anche l’aiuto dei cittadini, che scelgono quotidianamente chi far entrare nelle loro case o a cui rivolgersi per un servizio, la nostra forza sono loro, i nostri clienti. A loro vogliamo dire che quasi 49 mila imprese venete rappresentano un patrimonio economico, sociale e professionale che non può essere lasciato solo».
Fausto Bosa è un autista Ncc (Noleggio con conducente), ed è uno dei tanti artigiani che vivono sulla propria pelle il peso del sommerso: «Il problema è che uno ha la patente e si qualifica come driver, ma autista non è. Noi abbiamo una licenza e regole precise da osservare come la revisione dell’auto ogni anno, una copertura assicurativa con massimali adeguati al rischio, l’obbligo di guidare con tasso alcolico zero. Dobbiamo essere una sicurezza per chi deve viaggiare e, invece, spesso, fuori delle discoteche si vedono macchine che si mettono a disposizione dei nottambuli, turisti che vengono avvicinati da automobilisti che si offrono e a chi cerca un passaggio sui social c’è chi risponde “chiama in privato”. Ovviamente tutti questi automobilisti non sono degli autisti Ncc. Oltre all’abusivo totale nel nostro settore c’è anche chi lavora sul filo della legalità perché la legge che ci riguarda è del 1992, una legge obsoleta perché regola un mondo cambiato in profondità: c’era meno turismo, le compagnie low cost non esistevano, la popolazione era distribuita in maniera differente».
In Veneto i settori più esposti alla concorrenza sleale sono acconciatori ed estetisti (11.416 imprese), fotografi (803) e riparatori beni ed elettrodomestici (2.607), muratori (8.682), elettricisti (5.762), idraulici (5.261), pittori edili (5.750), manutentori del verde (1.945), traslocatori (73), tassisti (1.186). Una galassia di imprese quotidianamente sotto pressione a causa della concorrenza sleale di chi non paga le tasse, non rispetta le norme e non garantisce sicurezza. Per contrastare il fenomeno servono certo maggiori controlli, ma serve anche soprattutto una diffusa cultura della legalità praticata dai committenti perché chi usa il lavoro abusivo è connivente.
«Nel benessere l’abusivismo è anche una questione di salute e sicurezza – sottolinea Beatrice Daniele, presidente della Federazione benessere di Confartigianato Veneto – Estetica e acconciatura richiedono formazione continua e il rispetto di protocolli precisi. Chi opera fuori dalle regole mette a rischio i clienti».