Fatti
Un progetto, due risposte. Da un lato mancano case per gli studenti, dall’altro molti anziani vivono soli in case spaziose: si fanno interagire tra loro, così si condivide lo spazio e si “scaccia” la solitudine.
È l’esito del progetto di coabitazione intergenerazionale del Comune di Padova partito nel 2023 in collaborazione con l’università, per offrire una soluzione all’aumento delle richieste di locazione a costi sostenibili da parte degli studenti fuori sede. La coabitazione è regolata da un contratto così il rapporto rimane tra eguali e la relazione cresce sulla base dei bisogni di ciascuno: «Non ho orari precisi, la convivenza è basata semplicemente sul rispetto reciproco l’uno dell’altro» testimonia uno studente, e una proprietaria sottolinea: «Se parti già diffidente non funziona. Io mi sono fidata subito». E così salta lo stereotipo che vede l’anziano diffidente o fragile e il giovane irresponsabile o invadente. Insomma un successo e i risultati sono stati presentati nel convegno di giovedì 19 febbraio, dal titolo, “Verso un nuovo immaginario di convivenza tra generazioni”, occasione per mostrare anche un documentario curato dal filmmaker padovano Karma Gava che racconta la quotidianità della coabitazione e mostra un’esperienza ricca di umanità e di crescita per tutti i soggetti coinvolti.
«Ripartire da un’innovazione sociale è fondamentale – ha spiegato Francesca Benciolini, assessora alle Politiche abitative del Comune di Padova introducendo il convegno – A temi complessi bisogna dare risposte differenziate e complesse; le città vivono dei problemi che man mano incontrano e della capacità di trovare le risposte che servono e per questo dobbiamo avvalerci del contributo di tutti: cittadini, istituzioni, corpi intermedi».
Il primo anno, il 2023, il progetto era sperimentale e le coabitazioni sono state cinque, salite a 17 nel 2024 e a 28 nel 2025 grazie a un lavoro di organizzazione attuato da Progetto Giovani: «È stata un’intuizione eccellente. La coabitazione si basa sulla solidarietà tra generazioni diverse e questo è un esperimento di politica pubblica – ha sottolineato Pietro Bean, consigliere comunale con delega alle Politiche giovanili, presentando i risultati del progetto – Questa esperienza non avrebbe potuto nascere da sola e il lavoro straordinario da parte degli uffici è un elemento fondamentale per far funzionare la coabitazione. Di fronte a un mercato immobiliare asfittico è necessario che il pubblico intervenga. Guardando a questo progetto direi che l’Italia non è un Paese per giovani, ma non è nemmeno un Paese per anziani. Se i giovani hanno poche attenzioni, sono oggetto e mai soggetto attivo, gli anziani hanno poche politiche che li coinvolgono: qui, invece, due soggetti marginalizzati si incontrano nella dimensione abitativa e ne nasce un messaggio potentissimo, di dialogo tra generazioni che non conosce confini e rafforza la coesione della nostra comunità».
Per Alessandro Rosina, docente di Demografia e statistica sociale alla Cattolica e coordinatore dell’Osservatorio permanente sulle nuove generazioni dell’Istituto Toniolo, «questa esperienza è un dispositivo sociale capace di intercettare trasformazioni strutturali che investono le dinamiche demografiche, il welfare e i rapporti tra generazioni nelle società mature avanzate».
Quello di Progetto Giovani, continua Bean, è stato un lavoro molto articolato e attento: analisi delle richieste sia dei proprietari che degli studenti, l’incontro tra i possibili coinquilini per capire se il rapporto ha probabilità di funzionare, le verifiche sul campo, il supporto per ogni richiesta o difficoltà. Ma la soddisfazione di sentire Yazan, uno studente straniero, raccontare di essere stato invitato dalla sua coinquilina alla festa di Natale e di sentirsi parte di una famiglia, oppure la signora che chiede «se stai fuori avvisami. Non voglio controllarti, mi preoccupo» cancella ogni fatica, perché racconta che la convivenza non risponde solo a un bisogno materiale ma porta alla conoscenza dell’altro.