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Sud Sudan, Sant’Egidio: a Roma firmato nuovo impegno per tregua
Nuovo impegno di governo e opposizioni per far tacere le armi in Sud Sudan. Impagliazzo: "Speranza riaccesa, nuovo incontro il 30 novembre"
FattiNuovo impegno di governo e opposizioni per far tacere le armi in Sud Sudan. Impagliazzo: "Speranza riaccesa, nuovo incontro il 30 novembre"
Nuovo impegno di governo e opposizioni per far tacere le armi in Sud Sudan
A comunicarli oggi, nel corso di una conferenza stampa, Paolo Impagliazzo, segretario generale della ong con sede nella capitale. Impagliazzo ha sottolineato che gli incontri degli ultimi giorni hanno voluto “riprendere i negoziati che, tra gennaio e febbraio, avevano portato a un accordo su un cessate il fuoco nell’ambito della dichiarazione e della risoluzione di Roma” e che si sono svolti sempre con Sant’Egidio come ente facilitatore.
Impagliazzo ha evidenziato che quanto raggiunto in questa sessione di dialogo “riaccende le speranze nel cessate il fuoco, sia in Sud Sudan che nei Paesi limitrofi, venute parzialmente meno alla ripresa degli scontri durante la pandemia, soprattutto nella regione di Equatoria”. A dare sostanza a questa rinnovata fiducia, due date annunciate dal segretario: tra il 9 e il 12 novembre e’ previsto un incontro tra capi militari di governo e opposizione, che, sotto la supervisione dell’Autorita’ intergovernativa per lo sviluppo (Igad) discuteranno l’ingresso del Ssoma nel meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco.
Il 30 novembre, invece, si dovrebbe tenere un nuovo incontro tra le due delegazioni, per discutere i temi politici segnalati da una dichiarazione d’intenti redatta in questi giorni. Tra i temi in agenda dell’incontro, che si terra’ sempre a Roma, la questione del federalismo e la riforma del reparto della sicurezza.
Tra le organizzazioni che hanno supervisionato l’incontro di oggi, ha sottolineato Impagliazzo, le Nazioni Unite, l’Igad, e poi rappresentanti dei governi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Norvegia, Giappone, Germania, Francia, Kenya, Italia e Sudan, oltre agli inviati di Unione Europea e Vaticano. (DIRE)