Chiesa
«La Parola è come un filo che accompagna la mia vita. Mi ha permesso di interpretare passaggi, eventi, situazioni». A parlare è don Riccardo Betto – classe 1978, presbitero dal 2005 – che da alcune settimane cura la pagina qui a fianco, “In dialogo con la Parola”, in cui commenta le letture della domenica. «L’amore per il Vangelo ce l’ho fin da bambino – racconta – Ringrazio per questo i miei genitori, ma anche il mio parroco di allora, don Silvano Isati, che mi ha trasmesso il volto umano e misericordioso di Dio. Significativa, poi, è stata un’esperienza che ho vissuto in Seminario minore: al mattino, dopo la preghiera insieme, c’era del tempo per la meditazione personale sul Vangelo del giorno. Ecco che la Parola, fin da quel momento, è stata per me un’àncora di salvezza».
Il messaggio evangelico, continua don Riccardo, lo spiazza sempre, «è attuale e rivoluzionario, anticipa i tempi e ne prefigura di nuovi, oltrepassa qualsiasi confine e riferimento spazio-temporale. Per me il Vangelo è il respiro, armonia, musica, poesia, umanità. Ci fa stare tutti con i piedi per terra, fa sì che ci accogliamo come siamo, perché proprio così ci accoglie Dio».
Ai suoi commenti alle letture domenicali, don Riccardo dà un “tono” popolare, «perché, come per le omelie, devono essere alla portata di tutti. Gesù, in fondo, parlava così. Prendeva dalla vita – e anche molta dalla natura – perché il suo messaggio fosse per tutti. Io ci metto la mia, di vita, nel commentare la Parola: può essere un limite, ma sento di non poter fare altrimenti. Il Vangelo risuona prima di tutto dentro di me. Ciò che mi “dice”, lo condivido con gli altri, perché il messaggio di Gesù possa raggiungere anche loro. In questi anni, inoltre, l’ascolto e l’accompagnamento delle persone mi hanno permesso di meditare la Parola da varie prospettive e dalla diversità dei vissuti. Sento, quindi, che questo intreccio tra Parola e vita è un “elemento” importante per noi discepoli di Gesù».
Don Riccardo Betto si auspica che, leggendo il suo commento alle letture della domenica, «qualcuno si senta toccato, ma non da ciò che scrivo! È la Parola che lascia il segno. È lei che lavora nel cuore dell’uomo. Io la faccio risuonare dentro di me e ciò che ha generato lo condivido nell’omelia e nel commento sulla Difesa… ma è la Parola a lavorare in noi. Solo la Parola».