Studenti e territorio raccontano la memoria delle cave: a palazzo Liviano una mostra ricostruisce il lavoro e la vita quotidiana dei cavatori dei Colli Euganei e Berici, unendo ricerca universitaria, testimonianze locali e strumenti multimediali per dare voce a un mondo poco conosciuto della storia padovana e vicentina.
Nel cuore di Padova, all’interno del Museo di scienze archeologiche e d’arte di palazzo Liviano, torna a vivere uno spaccato della vita quotidiana e di storia lavorativa dell’area padovana e vicentina. È stata infatti inaugurata la mostra “Sulle tracce dei cavatori: attività estrattiva e vita quotidiana nelle cave dei Colli Euganei e Berici” realizzata dagli studenti del corso di laurea triennale in Archeologia, della magistrale in Scienze archeologiche e della scuola di specializzazione in Beni archeologici guidati dalla professoressa Caterina Previato. «L’esposizione è il frutto di uno dei progetti di didattica innovativa emanati annualmente dalla nostra Università – spiega la docente – Occupandoci già in dipartimento dello studio scientifico delle cave antiche ed essendo le tecniche di estrazione rimaste le stesse dal mondo antico alla prima metà del Novecento, abbiamo proposto una ricerca partecipata diacronica nel contesto specifico e di lunga tradizione degli Euganei e dei Berici per cercare testimonianze a noi più vicine che raccontassero i saperi tecnici e la vita dei cavatori, un micromondo poco conosciuto». Oltre alla ricerca bibliografica e di documenti storici, fondamentale per riuscire a trarre un’immagine da tramandare si è rivelato il coinvolgimento della cittadinanza dei Colli nel fornire e condividere testimonianze personali e fotografie, confluite nel percorso espositivo composto principalmente da pannelli illustrativi. A questi si aggiungono sia una stampa in 3D di un piccone da cavatore novecentesco molto simile ad uno di epoca romana sia un video nel quale gli studenti riportano quanto narrato loro dagli anziani intervistati. «La vita dei cavatori era molto difficile e in alcuni contesti era un’attività parallela a quella contadina – riassume Previato – Il lavoro proseguiva anche per dieci ore al giorno e si svolgeva nel freddo e nell’umidità, scandito ad esempio dal suono della campana del mezzogiorno che annunciava la pausa pranzo. Era un piccolo mondo maschile soggetto talvolta a incidenti, ma che ha dato da mangiare a intere famiglie del territorio». La mostra è aperta fino al 17 febbraio, tutti i mercoledì pomeriggio.