Chiesa
È quella che si sta concludendo la stagione in cui, tradizionalmente, nelle parrocchie si celebrano le Prime Comunioni e le Cresime. Sono occasioni di gioia e di festa che coinvolgono tutta la comunità, ma in primo luogo le famiglie che sono anch’esse destinatarie della Grazia che i sacramenti trasmettono ai figli. Al di là della legittima emozione e di quanto sia in grande il festeggiamento, i ragazzi, con lo Spirito Santo, nel ricevere i due sacramenti dell’iniziazione cristiana, sono davvero protagonisti. In una parrocchia di Milano, i cresimandi hanno preso l’iniziativa di scrivere una lettera aperta ai genitori e agli adulti e sono emerse delle verità interessanti che possiamo considerare valide in generale. Prima di tutto i ragazzi chiedono di essere accompagnati a diventare grandi nella fede e questo comporta che, in famiglia, i genitori prendano con serietà l’impegno di ascoltare le loro osservazioni e le loro richieste. Troppe volte li consideriamo solo destinatari delle nostre esortazioni, ma alla prova dei fatti essi ci dimostrano di avere molto da dire e di saper leggere con intelligenza la realtà. Dice la lettera: “Ci piacerebbe che ci chiedeste non solo della scuola, ma anche di cosa facciamo a catechismo. Sarebbe bello trovare un momento più raccolto per pregare per le difficoltà che viviamo, per i nostri cari che non ci sono più o semplicemente per ringraziare di quello che abbiamo”. I genitori sono disponibili a dedicare questo spazio di attenzione ai loro figli? I sacramenti che ricevono i figli possono essere un invito all’esame di coscienza sulla qualità della loro vita e sulla loro testimonianza cristiana. I ragazzi chiedono la possibilità di leggere più frequentemente il Vangelo insieme, oppure, per fare solo un esempio, di entrare in una chiesa per dire una preghiera anche se non è domenica. La dimensione di fede è accompagnata da uno sguardo sul mondo tutt’altro che ingenuo. Scrivono ancora i ragazzi: “In giro, vediamo che spesso manca tra le persone la gentilezza, l’inclusione, manca la famiglia. Vorremmo essere meno indifferenti e che ci sia meno indifferenza tra le persone. Desideriamo che ci sia più empatia verso il prossimo e maggiore capacità di dare consigli”. A differenza di quanto generalmente siamo tentati di credere, in questi adolescenti non c’è solo ribellione, anzi si trova volontà di dialogo e di condivisione. I ragazzi spronano gli adulti a dare loro il buon esempio, soprattutto essendo pacifici e rispettosi verso tutti, anche gli appartenenti alle altre religioni. L’appello all’ascolto e all’esempio si estende dai genitori agli adulti della comunità affinché si sentano corresponsabili nella trasmissione della fede. Nei ragazzi c’è il desiderio di provare a migliorare il mondo, ma hanno bisogno di non sentirsi soli ed essere sostenuti dai più grandi. Scrivono ancora i ragazzi della parrocchia milanese: “Non ci piacciono le bestemmie!!! Aiutateci a vincere ogni forma di bullismo, affinché tutti possano sentirsi bene accettati, ben voluti e abbracciati. Aiutateci a risolvere i conflitti a scuola”. Sono parole forti che non nascondono i problemi, ma che danno speranza perché indicano una volontà di bene e di pace che chiede di essere accolta e accompagnata. Davvero il sacramento dell’Eucarestia e quello della Confermazione possono essere dei momenti speciali in cui le famiglie si aprono alla Grazia di Dio ricevuta dai figli progredendo tutte insieme nel cammino della fede e della vita buona.