Da Sarajevo l’urlo del papa contro ogni guerra

Il papa in Bosnia Erzegovina, il moloch figlio degli accordi di Dayton, incontra i rappresentanti croato, serbo e bosgnacco e sottolinea che il paese ha un posto in Europa. Il suo "mai più la guerra" risuona nello stadio di Kosevo dove chiede di non essere "predicatori di pace", quanto piuttosto "operatori di pace, cioè coloro che la fanno". Rivendicato il ruolo delle religioni nel percorso di riconciliazione.

Contro la corruzione non basta la repressione. Cura solo i sintomi

Ben venga la repressione, sia la più radicale, per applicare finalmente la legge dove si procedeva per agglutinazione malavitosa di interessi. Ma sappiamo che non basta. Sia nei partiti sia nella pubblica amministrazione sono saltati i sistemi interni di controllo. Ormai legati solo all'iniziativa della magistratura, che non può che intervenire a cose fatte.

Padova e il Veneto nell’Europa policentrica

La nuova ricerca di Giovanni Saonara per Toniolo Ricerca punta l'attenzione sulle politiche europee volte a favorire la dimensione "policentrica" come orizzonte ideale per realizzare quella crescita intelligente, sostenibile inclusiva che è al cuore dell'agenda europea 2020. Una sfida cruciale anche per il futuro del Veneto e di Padova, specie considerando l'ormai prossimo avvio della città metropolitana di Venezia. Scarica la ricerca il pdf in allegato al servizio.

Sarajevo attende il papa della fiducia tra le religioni

Mancano poche ore all'arrivo di papa Francesco in Bosnia e Erzegovina. Ifet Mustafic, consigliere per le relazioni interreligiose della comunità islamica: «È il tempo di ricominciare a fidarsi gli uni degli altri». Mons. Luigi Pezzuto, nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina: «Il papa non viene solo per i cattolici ma per incentivare il dialogo… È positivo che si intendano i capi, ma coinvolgere la società civile lo è altrettanto».

Una porta sempre aperta sul disagio

Continua il nostro racconto dei religiosi che operano in diocesi di Padova in occasione dell'Anno della vita consacrata. Questa settimana facciamo tappa all'Opera pane dei poveri, esempio di una chiesa che ha le “periferie” come destinazione. Attiva dal 1897, l'opera nasce sull’esempio di sant’Antonio e solo nel 2014 ha erogato 32 mila buoni pasto. Oggi è guidata da padre Salvatore, suor Federica, suor Loredana e sette volontari laici.Per leggere l'articolo iscriviti gratuitamente al sito.