Storie
La Val Brenta, con le sue località sparse tra le montagne e lungo il fiume – Solagna, Campolongo, San Nazario, Valstagna, Cismon del Grappa – è un territorio segnato da un progressivo spopolamento, da frazioni isolate abitate quasi esclusivamente da anziani e con servizi spesso carenti. In questo contesto, da un quarto di secolo, l’associazione di volontariato Valbrenta solidale rappresenta un punto di riferimento indispensabile, un esempio luminoso di come la solidarietà possa trasformare la vita quotidiana delle persone. Tutto inizia nel 1997, quando Gianni Moro, formatosi negli anni ’60 nell’Azione cattolica di Padova e forte della sua conoscenza del tessuto sociale locale, avvia un percorso che porta alla nascita dell’associazione. Dopo svariati incontri tra i Comuni, e grazie al supporto di Anteas, il 7 giugno 2000 viene costituita ufficialmente Valbrenta solidale. Inizialmente coinvolge Valstagna e Cismon; negli anni successivi si aggregano Solagna e San Nazario, dando vita a un’unica realtà associativa per la vallata. «Gianni è stato un visionario – racconta chi lo ha affiancato – È stato il primo a promuovere l’idea di una cooperazione territoriale».
Lo scopo era semplice ma profondo: socializzare, combattere l’isolamento, creare reti di aiuto reciproco. «La gratificazione più grande è sapere che la gente può fare affidamento su di te – spiega il fondatore – Oggi l’opera dei volontari abbraccia anche Campolongo ed Enego, rendendo la Val Brenta un territorio unito dalla solidarietà».
Una squadra di solidarietà
Pietro Martinato, 78 anni – presidente dal 2021 al 2024, oggi autista e membro del direttivo – racconta la crescita di un servizio essenziale: «Attualmente siamo 40 autisti e guidiamo a turno quattro mezzi, tra cui uno con rampa per disabili acquistato grazie ad alcuni finanziamenti».
Il servizio si configura come supporto a 360° della persona: dall’accompagnamento a viste sanitarie e commissioni quotidiane come fare la spesa, fino all’assistenza logistica per il disbrigo di pratiche burocratiche presso uffici o in questura. «Solo nel 2025 sono stati percorsi oltre 75 mila chilometri per accompagnare gli utenti agli ospedali di Bassano, Vicenza, Padova, Feltre, Trento, Verona – sottolinea Mirella Rizzon che a qualsiasi ora del giorno organizza i trasporti – Ringrazio tutti i nostri volontari sempre disponibili che creano legami profondi con gli assistiti». «Sarò per sempre grata a questi angeli che hanno accompagnato per 32 sedute di radioterapia mio marito fino all’ospedale di Vicenza – racconta commossa Maria Grazia – sono persone speciali, gentili, e gli infondevano coraggio durante il viaggio».
Il rapporto con le amministrazioni locali è il punto di forza: «C’è un’ottima collaborazione con i Comuni e gli assistenti sociali; integriamo il loro lavoro e in cambio ci sostengono con contributi annuali» conclude Martinato. Una sinergia che si è estesa fino a Enego, dove l’amministrazione ha messo a disposizione un’auto per i volontari che spesso arrivano anche all’ospedale di Santorso.
La “Scuola del tempo ritrovato”: dove la cultura fa bene al cuore
La sfida alla solitudine passa anche attraverso la cultura. Quella che era nata come Università degli anziani è diventata, grazie all’impegno di Antonio Zannoni e Diva Costa, la “Scuola del tempo ritrovato”. Oggi conta oltre cento iscritti tra 60 e 85 anni: le lezioni spaziano tra letteratura, storia, arte, musica, attualità, arricchite da uscite culturali prestigiose come le visite serali alla basilica di San Marco o i concerti alla Fenice. «È stimolante: si apprende, si socializza, si esce di casa – dicono Mariarosa Vettori (76 anni) e Mirco Tellatin (68 anni) – È un modo per non sentirsi soli, avere argomenti da condividere. Portiamo vita in paese: alla fine delle lezioni andiamo a passeggiare oppure a bere un caffè e continuiamo a confrontarci sui temi proposti dagli insegnanti».
La partecipazione cresce ogni anno, attirando persone da tutta la valle e persino da Bassano. Il nome, suggerito da Giorgio Cavalli, docente di filosofia, descrive perfettamente l’obiettivo: «È bella l’idea di ritrovare il tempo con queste attività. Vogliamo condividere la conoscenza in modo fruibile, creando stimoli e dialogo. Noi insegnanti volontari cerchiamo di creare suggestioni in chiave divulgativa». È un lavoro di rete per tenere alta la proposta culturale della vallata. Si sperimenta una sinergia virtuosa: «È un’occasione di crescita attraverso il confronto diretto con opere o temi legati a certi autori magari collegandoli a vecchi ricordi scolastici» conclude il docente.

Altri due pilastri sono, per Valbrenta solidale, le case di riposo: Pio X di Valstagna e Villa Serena di Solagna. Un totale di 30 volontari, coordinati da Rita Vettori, Mariangela Bianchin Gheno e Carlo Dal Bianco, offrono presenza costante. «Non si tratta solo di assistenza, ma di ricreare un ambiente domestico: un salottino dove si prepara il caffè, si sfornano torte, si gioca a tombola e si canta insieme» racconta Rita Vettori. Le giornate sono ricche di esperienze: dalla cura dell’orto alla pet therapy, fino alle feste con i clown e allo shopping al mercato.
La vera speranza, però, ha il volto dei giovani. Grazie a un progetto ministeriale, alcuni studenti delle scuole superiori di Bassano scelgono di svolgere qui il loro volontariato in cambio dei crediti formativi. «Gli anziani li considerano come nipoti e i ragazzi scoprono la ricchezza di chi ha attraversato quasi un secolo di storia».
Oggi è la presidente Virginia Fontanari che ricorda ai cittadini che nessuno è lasciato solo. «Perché essere volontari qui non è solo un servizio, ma un modo per dire: siamo comunità». La vallata è viva finché c’è qualcuno pronto a tendere la mano. L’associazione continua a tessere una tela che unisce, confermandosi una realtà «che fa bene all’anima».