Mosaico
Cento anni fa, i cristiani della Stortola di Monselice compirono una scelta tanto semplice quanto straordinaria: si misero insieme per donare alla comunità che cresceva una chiesa nuova. Nacque così una parrocchia che oggi, pur avvertendo il peso inevitabile degli anni, sceglie di guardare avanti con coraggio. Non si tratta di dimenticare il passato, ma di recuperare un’identità profonda, nascosta tra le pieghe di una storia intensa, dinamica e perfino esuberante.
Oggi, definire questo territorio non è facile: non basta più lo scarno e impreciso toponimo di “cesavecia”. Per capire dove si trova davvero San Cosma, frazione di Monselice, bisogna superare i confini geografici e giungere alla chiesa “nuova”. È qui che si sviluppa il vero baricentro del paese, un agglomerato vitale che unisce la casa canonica, la scuola, l’asilo, l’ufficio postale, i campi da calcio e pallavolo, il centro parrocchiale con il suo bar, fino al cimitero, al ristorante e alla parrucchiera. Tutto quanto serve alla vita quotidiana. Per comprendere la gente che vi abita, la sua cultura e le sue tradizioni, occorre partire da questo nucleo, perché in questo territorio pulsa qualcosa di vivo e, soprattutto, di vitale. Avvertendo la necessità di andare a fondo di una tradizione fatta di valori, energie e visioni lungimiranti, la popolazione e il suo parroco hanno capito che i semplici frammenti di memoria non bastavano più. Bisognava fare il punto.
Nasce così il libro San Cosma antica Stortola. Nel centenario della chiesa parrocchiale 1926-2026, redatto dello storico Riccardo Ghidotti, profondo conoscitore della realtà del Monselicense. Il volume, che viene presentato il 22 maggio alle 20.45 in parrocchia, si articola in due parti. Nella prima viene ricostruita la cronistoria della parrocchia, dalla prima “cesavecia” all’attuale luogo di culto, senza dimenticare il campanile, la scuola dell’infanzia e i nove parroci che hanno cadenzato lo sviluppo non solo ecclesiale, ma anche sociale della frazione. Nella seconda parte, Ghidotti attinge a fonti archivistiche, bozze e ricche testimonianze orali per fotografare il periodo antico: emergono così reperti archeologici, l’antico bacino lacustre, i casoni della campagna e la recente scoperta di un’area termale. Ampio spazio è dato anche alla scuola elementare, ai capitelli, alla toponomastica, ai soprannomi e alla partecipazione della contrada alla Giostra della Rocca.
Come rivela il parroco a fine volume, l’obiettivo del centenario è rintracciare i tratti umani e religiosi della generazione che compì l’impresa di costituirsi in comunità.