Siamo talmente abituati a dare importanza al corpo che dimentichiamo di avere “a cuore” la nostra interiorità, lo spazio dentro di noi spesso riempito di cose da fare, con i mille pensieri di ogni giorno. Da diversi anni, l’Ufficio per l’annuncio e la catechesi inizia i corsi base di formazione aiutando catechisti, accompagnatori ed educatori a riflettere sulla differenza tra “fare” ed “essere” perché ogni persona, prima di svolgere un servizio, è un individuo che sceglie un determinato ambito per testimoniare la sua fede. La formazione offerta per avere cura del proprio servizio non manca, anzi, la si chiede in continuazione. Come desiderare anche la formazione spirituale? Basta l’eucaristia domenicale? Ci aggiungiamo quella quotidiana? Bastano la preghiera personale e i momenti celebrativi in parrocchia? Ricordate i weekend nelle case di spiritualità dove, per un tempo disteso, far prendere fiato al proprio servizio? Purtroppo sono sempre stati disdetti per le poche adesioni. Più partecipate le uscite a Valsanzibio per una riflessione a partire dal “Labirinto della vita”. A noi piacerebbe riproporre questi momenti formativi per lo Spirito, cogliendo anche alcune proposte già vissute da alcune Diocesi del Triveneto: che dite? Sentite che c’è anche il bisogno di cura del proprio cuore spesso affannato dal tanto fare? Papa Leone, ispirandosi a sant’Agostino, invita a ritornare al cuore per trovare Dio e conversare con lui, lavorando sull’interiorità per far sì che la vita profumi di Vangelo. Può essere un impegno per la Quaresima: trovare un modo per accarezzare il cuore. Facciamolo poi diventare un desiderio per il futuro: avere occasioni per dare ristoro allo spirito.