Idee
“La pace è un’utopia, la guerra è una distopia”: questa la convinzione che ha motivato la raccolta di firme per chiedere l’istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un “Dicastero per la Difesa civile non armata e non violenta”.
L’obiettivo di 50.000 firme è stato raggiunto prima del termine ultimo fissato al 18 settembre.
L’utopia della pace è la visione di un’umanità in cui la violenza è bandita e la giustizia applicata, la distopia della guerra è la visione di una società in cui la violenza entra nelle vene infettando le relazioni.
Promotori dell’iniziativa per una proposta di legge (Pdl) di iniziativa popolare sono la Rete Italiana Pace e Disarmo, la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile e Sbilanciamoci.
La richiesta punta alla Commissione Difesa del Senato della Repubblica per compiere, questo l’auspicio, ulteriori passi.
Quattro i pilastri sui quali poggia la proposta: il potenziamento del Servizio civile, l’istituzione dei Corpi civili di pace nelle aree di crisi prima dell’escalation militare, il rafforzamento della Protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla minaccia all’ambiente e al clima, la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo.
Per il finanziamento si prevede un fondo pluriennale e la destinazione del sei per mille dell’Irpef da parte dei cittadini quale segno di corresponsabilità .
Di fronte all’aumento dei conflitti armati e alla corsa al riarmo c’è dunque chi sta rielaborando quel negativo complesso di impotenza di fronte a poteri forti e irresponsabili.
Questa proposta nel chiedere di sostituire a un’economia di guerra un’economia di pace risveglia coscienze rimaste nel sonno mentre i droni ronzano e i cannoni tuonano.
Se la politica, italiana ed europea, lasceranno cadere un segnale popolare giudicandolo ingenuo e inefficace, perderà una grande occasione per tornare credibile e riottenere fiducia.
Il nostro Paese, come l’Europa, per la sua vocazione e per la sua storia è chiamato a dire al mondo le ragioni della pace. Pace che certamente è difficile ma è possibile, quindi è doverosa.
Non si tratta di rimuovere il tema della difesa ma di collocarlo in quel contesto costituzionale che si riassume nell’art. 11.
Da questa Carta vengono le parole disarmate che nel vocabolario dell’umanità dovranno a sostituire quelle armate.
L’auspicio è che nella partita aperta dai promotori della proposta di legge anche i media, digitali e cartacei, contribuiscano in misura maggiore dell’attuale a offrire un’informazione che aiuti a distinguere l’utopia della pace dalla distopia della guerra.