Chiesa
“Anch’io sono un uomo” è il titolo della Via Crucis con il carcere, in programma giovedì 26 marzo alle 19 con la presenza del vescovo Claudio Cipolla. Una dichiarazione di dignità che attraversa le mura, entra nelle storie e chiede alla città di cambiare sguardo. Perché riconoscere l’umanità – il messaggio di questa seconda edizione – è il primo passo per ogni autentica giustizia.
La frase richiama l’incontro tra Pietro e il centurione Cornelio. Di fronte al gesto di prostrazione, Pietro risponde: «Alzati. Anch’io sono un uomo». Un’affermazione semplice e rivoluzionaria: prima delle differenze, prima dei ruoli, prima dei giudizi, viene l’umanità condivisa.
Il percorso si snoderà in cinque tappe: davanti alla casa di reclusione, all’ingresso della casa circondariale, nel giardino del quartiere zona Ponterotto, presso la cappellina di Villa Ottoboni e infine nella chiesa di San Bartolomeo a Montà.
Lo scorso anno hanno partecipato circa cinquecento persone, segno di un’attenzione crescente. Il senso dell’iniziativa è affidato alle parole di don Mariano Dal Ponte che guida la cappellania del circondariale: «Nel carcere c’è tutta l’umanità. Un’umanità ferita, a volte imbruttita o sfigurata, ma mai cancellata. Dentro queste mura ho visto fragilità, ma anche stupore, luce, desiderio di riscatto. Quando diciamo “Anch’io sono un uomo”, riconosciamo che nessuno è solo il proprio errore. La dignità non si perde mai. Il carcere può diventare anche un luogo di verità, dove l’umanità viene riscoperta e custodita».
Per don Dal Ponte la Via Crucis è un gesto concreto di incontro. «Quando la comunità entra in dialogo con chi vive la detenzione, si apre uno spazio nuovo. È lì che l’umanità torna a respirare e può nascere un cammino di cambiamento».
Durante la celebrazione saranno proposte testimonianze: un detenuto che parlerà attraverso la voce della figlia, un magistrato di sorveglianza, una vittima che ha scelto di condividere un percorso di giustizia riparativa, un’educatrice del carcere e il parroco di una comunità che ha accolto un detenuto.
La croce che guiderà il percorso è la stessa portata in piazza San Pietro durante la Via Crucis presieduta da papa Francesco nel periodo della pandemia: un segno di sofferenza condivisa e di speranza.