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Viaggio di papa Francesco tra Europa e Asia. «Per una sana laicità»
Papa Francesco ha compiuto il suo 38° viaggio apostolico in Kazakhstan dal 13 al 15 settembre. Nel suo primo discorso ha messo al centro la dignità dell’uomo
IdeePapa Francesco ha compiuto il suo 38° viaggio apostolico in Kazakhstan dal 13 al 15 settembre. Nel suo primo discorso ha messo al centro la dignità dell’uomo
Paese dell’incontro, caratterizzato dalle «note di due anime», quella asiatica e quella europea, che ne fanno una «permanente missione di collegamento tra due continenti, un ponte fra l’Europa e l’Asia, un anello di congiunzione tra Oriente e Occidente». Così papa Francescoi ha definito il Kazakhstan, nel suo primo discorso del suo 38° viaggio apostolico, rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico, martedì 13 settembre. «Il mondo ha urgente bisogno di armonia», l’esordio di Francesco, secondo papa a visitare il Paese dell’ex Unione Sovietica dopo Giovanni Paolo II, dove i cattolici sono appena l’1 per cento della popolazione a maggioranza musulmana. «Qui Giovanni Paolo II venne a seminare speranza subito dopo i tragici attentati del 2001 – il parallelo tracciato da Francesco – Io vi giungo nel corso della folle e tragica guerra originata dall’invasione dell’Ucraina, mentre altri scontri e minacce di conflitti mettono a repentaglio i nostri tempi. Vengo per amplificare il grido di tanti che implorano la pace, via di sviluppo essenziale per il nostro mondo globalizzato». «È dunque sempre più pressante la necessità di allargare l’impegno diplomatico a favore del dialogo e dell’incontro, perché il problema di qualcuno è oggi problema di tutti, e chi al mondodetiene più potere ha più responsabilità nei riguardi degli altri, specialmente dei Paesi messi maggiormente in crisi da logiche conflittuali» l’imperativo dalla capitale del Kazakhstan. «A questo si dovrebbe guardare, non solo agli interessi che ricadono a proprio vantaggio», il monito di Francesco: «È l’ora di evitare l’accentuarsi di rivalità e il rafforzamento di blocchi contrapposti. Abbiamo bisogno di leader che, a livello internazionale, permettano ai popoli di comprendersi e dialogare, e generino un nuovo “spirito di Helsinki”, la volontà di rafforzare il multilateralismo, di costruire un mondo più stabile e pacifico pensando alle nuove generazioni. E per fare questo occorre comprensione, pazienza e dialogo con tutti. Ripeto, con tutti». Mettere al primo posto «la dignità dell’uomo, di ogni uomo, e di ogni gruppo etnico, sociale, religioso», la lezione di apprendere per il futuro, in una terra che in passato è stata «terra di deportati e di eroi», come dimostrano i campi di prigionia e le deportazioni di massa. «Una laicità sana, che riconosca il ruolo prezioso e insostituibile della religione e contrasti l’estremismo che la corrode, rappresenta una condizione essenziale per il trattamento equo di ogni cittadino, oltre che per favorire il senso di appartenenza al Paese da parte di tutte le sue componenti etniche, linguistiche, culturali e religiose», l’indicazione di rotta del papa, che ha citato la Costituzione del Kazakhstan, Paese laico che «prevede la libertà di religione e di credo».