Vocazioni: don Pincerato, “giovani non temono fede ma hanno bisogno di proposte efficaci”
Al 49° Convegno nazionale vocazioni, a Roma, la Chiesa riflette sull’eredità del Giubileo dei giovani e sul tema della santità come cammino possibile nella vita ordinaria. Tra “noi” comunitario, riconciliazione, accompagnamento e relazioni familiari, emergono sfide e prospettive per una pastorale capace di parlare al presente.
Roma 5 gennaio 2026
Aspirate alla santità ovunque
Convegno Nazionale Vocazioni
Don Riccardo Pincerato, Responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana
La terza e ultima giornata del 49° Convegno nazionale vocazioni, promosso a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei (3-5 gennaio), ha intrecciato due fili fortemente convergenti: l’eredità lasciata dal Giubileo dei giovani e la riscoperta della santità come orizzonte concreto, possibile, quotidiano.
Intervenendo alla tavola rotonda conclusiva, don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, ha ripreso le parole conclusive rivolte da Papa Leone XIV ai giovani, sottolineando come questi non temano la fede, ma chiedano proposte capaci di parlare al loro vissuto, alla loro intelligenza e alla loro realtà concreta. Dal Giubileo, ha spiegato, emergono tre “sorprese”. Anzitutto la forza del “noi”, perché agire insieme consente di affrontare le sfide di un tempo complesso. Poi la riconciliazione come desiderio: le lunghe file ai confessionali hanno mostrato un sacramento vissuto non come dovere, ma come spazio di libertà e di incontro. Infine, l’accoglienza favorevole – non scontata – ricevuta dall’evento da parte di politica, opinione pubblica e media, anche laici.
Da qui nascono anche tre sfide per il futuro della pastorale: accompagnare prima, durante e dopo i grandi eventi non solo i giovani ma l’intera comunità cristiana; costruire una narrazione equilibrata, lontana sia dal trionfalismo sia dallo scoraggiamento; rigenerare l’ordinario, utilizzando lo slancio del Giubileo per nutrire il cammino quotidiano delle comunità.
Sul versante familiare, padre Marco Vianelli, dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, ha proposto una riflessione centrata su tre parole: confine, soglia, porta. Il confine, ha spiegato, è condizione necessaria per la crescita, come l’argine che consente a un fiume di raggiungere il mare senza disperdersi. Ma deve essere un confine “poroso”, capace di tenere insieme libertà e norma, affetto e disciplina, sicurezza e possibilità di rischio. In un’epoca segnata da fluidità e interconnessione, la famiglia – “palestra dell’esistenza” – è chiamata a negoziare nuovi equilibri. Ai genitori spetta il compito non di trattenere, ma di accompagnare.
Ad aprire la giornata era stata la lectio sanctitatis di Ludovica Maria Zanet, docente alla Pontificia Università Salesiana, che ha offerto una chiave di lettura unitaria: «La santità non è l’esito di uno sforzo titanico individuale, ma dell’incontro tra la grazia di Dio e la libertà umana, che parte dalla realtà concreta di ogni persona». Richiamando figure come Carlo Salerio e Mario Borzaga, Zanet ha parlato di vocazioni che resistono e fioriscono anche in tempo di crisi, suggerendo che la santità può consistere nel “tenere per mano Gesù” e nel lasciarsi aiutare da “amici santi”, senza affrontare da soli il cammino.
Su questa linea si è collocato anche l’intervento di don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni, che ha invitato a contemplare la Chiesa come corpo di relazioni e non come somma di individui isolati. Un corpo ecclesiale che cresce non solo attraverso le storie di santità ufficialmente riconosciute, ma anche grazie alle innumerevoli storie di bene quotidiano. Non esiste, ha ricordato, luogo o condizione in cui la luce della santità non possa illuminare una decisione, una scelta, un passaggio della vita: ciascuno, secondo i propri doni e uffici, è chiamato ad avanzare sulla via della fede viva, che accende la speranza e opera per mezzo della carità.