Chiesa
Il messaggio di Leone XIV per la 63.ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che si celebra domenica 26 aprile, ruota attorno alla scoperta interiore del dono di Dio. “Vorrei fare mio quanto il Santo Padre scrive nel suo messaggio, che reca un titolo meraviglioso, la scoperta interiore del dono di Dio”, afferma la superiora sr. Lucia Solera dal Monastero delle Agostiniane di Rossano (Cs), nella Presila greca. “Ad un certo punto il Santo Padre sottolinea quanto sia importante la cura dell’interiorità”, aggiunge. “Allora riprendo questa sottolineatura che fa il Santo Padre per rilanciarla a mia volta, perché sento che davvero è ciò che è più urgente in questo tempo. Vedo, vediamo dal nostro monastero giovani impegnati in mille attività, le cui giornate sono riempite di tutto e di più, ma a questi giovani manca la cura dell’interiorità. C’è forse un eccesso di informazioni, ma una carenza di formazione, una carenza di formazione proprio a partire dall’interiorità”.
Nel vostro monastero, quali segni o testimonianze vede oggi che possano aiutare i giovani a comprendere che la vocazione – religiosa o laicale – è prima di tutto una chiamata alla pienezza e alla gioia?
“Segni o testimonianze? Beh, io direi quello di una fraternità lieta, di una fraternità vissuta nel fare spazio all’altra, nell’accogliersi reciprocamente, nel portare i pesi le une delle altre, perché no, anche i limiti le une delle altre, e nel vivere tutto questo come qualcosa che non solo è possibile fare, ma è anche bello fare. Ed è bella la relazione vera con l’altro, è bello l’incontro con la diversità dell’altra sorella, è bella l’amicizia che in questo modo può nascere. Dice Sant’Agostino che chi ama non sente la fatica, o se la sente, ama sentirla. Quello che dà pienezza ad ogni vocazione e quello che dà bellezza ad ogni vocazione è l’amore. L’amore che scopriamo non fa parte delle nostre corde. Quindi bussiamo al cuore di Dio come mendicanti per chiedere che ci riempia del suo amore, che trasformi il nostro cuore di pietra in cuore di carne e renda così il nostro cuore capace di gesti di amore, di attenzione, di accoglienza, di perdono, di cui da noi stessi non saremmo capaci. Tutto questo rende la nostra vita davvero bella, piena, gioiosa, lieta”.
Quali percorsi o strumenti ritiene più efficaci per accompagnare al discernimento, soprattutto in un tempo in cui prevalgono solitudine, disorientamento e paura di scegliere?
“Io direi il percorso di una calda amicizia: mettersi a fianco di chi arriva, chiunque esso sia – giovane, adulto, persona lontana dalla fede, persona invece attraversata da tante domande di fede – mettersi accanto attraverso un ascolto il più possibile libero, senza pregiudizi, un ascolto pacato, capace di accogliere il vissuto dell’altro e di interagire nello stile dell’amicizia. Non vogliamo, nessuno vuole farsi maestro, ma semmai il nostro desiderio è quello di compiere un tratto di strada insieme a chi arriva da noi. Tante volte ci sorprende e ci commuove questa espressione che sentiamo, questa esclamazione che viene fatta: ‘Grazie sorella del vostro ascolto, grazie perché avete prestato tempo, avete dedicato tempo per me’. Ecco, la cura dell’interiorità richiede questo: richiede tempo. E questo in due direzioni: sia come cura personale – il tempo del silenzio, il tempo della lettura, il tempo dell’interiorizzazione – sia come tempo dell’accompagnamento spirituale, saper dedicare tempo all’altro. È vero, quella di tutti noi è una vita impegnata da tante cose, ma quando qualcuno chiede di essere ascoltato, lì c’è qualcosa di importante, c’è una priorità che non va messa in secondo piano, ma alla quale va dato il dovuto risalto, va data l’adeguata risposta: quella di un’amicizia lieta, semplice, calorosa, cordiale, fatta di un ascolto senza pregiudizi, molto pacato, accogliente del vissuto dell’altro. E poi il disporsi ad accompagnare l’altro con grande discrezione – che vuol dire senza voler violare la libertà dell’altro o forzarne i tempi – sapersi mettere al fianco, accogliendo le sue domande e proponendo possibili piccoli passi che possono essere compiuti. Ecco, questo mi sembra uno strumento molto importante: vorrei dire, il percorso dell’amicizia”.