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Zamagni e Caritas bocciano il nuovo decreto lavoro
La norma approvata il 1° maggio dal Governo Meloni, secondo l’economista e il direttore Pagniello, ha un orizzonte temporale e una platea di beneficiari troppo ristretti
IdeeLa norma approvata il 1° maggio dal Governo Meloni, secondo l’economista e il direttore Pagniello, ha un orizzonte temporale e una platea di beneficiari troppo ristretti
«Si tratta di un decreto che non ha un orizzonte temporale capace di affrontare i problemi strutturali. Affronta solo i problemi contingenti legati a emergenze di vario tipo». Lo dice l’economista Stefano Zamagni, commentando il recente decreto Lavoro, approvato dal Consiglio dei ministri. La misura principale del provvedimento è il taglio di sei punti percentuali del cuneo fiscale per redditi fino ai 35 mila euro lordi annui e di sette punti per chi arriva a 25 mila euro, che si traducono in un aumento netto in busta paga da 50 a 100 euro al mese «L’abbattimento del cuneo fiscale va benissimo – osserva Zamagni – Il problema è che dura solo sei mesi. Coltivare le incertezze di una popolazione non è una cosa buona. È meglio dire “si” o “no” dando garanzie a una parola data. In questo caso, il provvedimento del governo sposta solo di sei mesi i problemi». Tra le misure approvate, anche l’addio al reddito di cittadinanza che viene sostituto da una nuova misura di contrasto alla povertà ed esclusione sociale. «Il reddito di cittadinanza non poteva tenere più. Non si poteva chiamare reddito, perché il reddito è un potere di acquisto che si dà in mano a chi ha svolto un’attività produttiva. I soggetti protagonisti, invece, sono persone che vanno incluse. Questo strumento è dunque valido per la lotta alla povertà ma non per migliorare la situazione lavorativa di quelle persone. Andava bene per l’emergenza, ma – passati due o tre anni – non poteva continuare. La sostituzione con il nuovo assegno va in questa direzione, ma gli importi sono bassi e non si sa quanto può durare». Sulla sostituzione del reddito di cittadinanza con l’Assegno di inclusione (Adi) e lo Strumento di attivazione (Sda) è intervenuto anche il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello: «La protezione dalla povertà viene in tal modo garantita solo a una particolare fascia di popolazione, ovvero le famiglie con caratteristiche demografiche specifiche (con minori, over 60) o con particolari carichi di cura (presenza di minori, persone con disabilità e non autosufficienti o invalidi). Chi non rientra in questo gruppo potrà essere supportato con un contributo di 350 euro al mese per al massimo un anno a condizione di impegnarsi in percorsi di riqualificazione».