Chiesa
Una campagna che evolve e punta sulla consapevolezza. Dopo una prima fase dedicata al racconto della presenza della Chiesa nella vita quotidiana, la nuova comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica entra nel vivo con una chiamata esplicita alla firma. Al centro, storie concrete di accoglienza e rinascita e un messaggio chiaro: sostenere la Chiesa significa sostenere una rete capillare di prossimità spesso invisibile. Ne parla al Sir Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio Cei per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.
Qual è lo spirito della nuova campagna 8xmille?
Questa campagna nasce come evoluzione di un percorso iniziato con una prima fase dedicata all’immagine della Chiesa. In quel momento non chiedevamo nulla: volevamo semplicemente raccontare che la Chiesa è molto più di quanto si creda. Oggi facciamo un passo in più, con una call to action chiara sulla firma dell’8xmille. Diciamo che la Chiesa è carità, attenzione, ascolto, vicinanza: realtà concrete che possono essere sostenute proprio attraverso quella firma. È un invito a rendersi conto che l’8xmille sostiene un mondo fatto di fede, aiuto e presenza quotidiana.
Al centro ci sono sei storie di accoglienza e rinascita. Quanto è importante questo concetto?
È fondamentale. L’approccio della Chiesa cattolica e della Caritas non è quello di offrire solo un aiuto immediato e poi fermarsi, ma di accompagnare le persone in un percorso. L’obiettivo è aiutarle a ricostruire la propria vita, che si tratti di italiani o di stranieri.
Siamo presenti nelle emergenze, nei contesti più difficili, anche nei Paesi più poveri, ma sempre con l’idea di offrire strumenti per una vita dignitosa.
La parola “rinascita” descrive bene questo modo di operare: non assistenzialismo, ma accompagnamento e autonomia.
C’è anche un tema di percezione del ruolo della Chiesa nella società…
Sì, ed è un punto decisivo. Il ruolo sociale della Chiesa spesso non è percepito fino in fondo dalla maggior parte degli italiani. Eppure è un ruolo sociale fondamentale. Senza questa presenza capillare sul territorio, ci sarebbero vuoti molto difficili da colmare.
La campagna vuole anche rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto nella quotidianità.
Quali sono le principali novità sul piano del linguaggio e dei media?
La televisione resta centrale, ma abbiamo rafforzato in modo significativo la presenza sui canali digitali e social. Un contributo importante è arrivato anche dai giovani coinvolti nel progetto “Shine to share”: hanno visitato le opere nei loro territori e alcuni hanno partecipato direttamente alla realizzazione degli spot. Questo ha portato un linguaggio più fresco, più autentico, capace di parlare anche alle nuove generazioni.
A chi si rivolge la campagna?
L’obiettivo è raggiungere tutti gli italiani, ma con una segmentazione chiara. Ci sono i nostri interlocutori più vicini, già coinvolti nella vita delle diocesi, a cui ricordiamo l’importanza di rinnovare la fiducia. Poi c’è una fascia molto ampia di persone tra i 40 e i 50 anni, che condividono i nostri valori ma sono più distanti dalla pratica ecclesiale: per loro la campagna può rappresentare un’occasione di riavvicinamento. Infine, guardiamo anche a chi è molto lontano dalla Chiesa, ma può riconoscerne il valore, ad esempio nella tutela del patrimonio artistico o nel contributo sociale. Anche per loro l’8xmille può diventare una scelta significativa.