Se una coppia mi chiedesse – e succede – che film potrebbero guardare insieme per darsi un reciproco colpo di reni, non avrei dubbio sulla risposta: Il silenzio degli altri, adesso al cinema ma cercatelo anche nelle arene estive, della regista e sceneggiatrice spagnola Eva Libertad, è un team building “da tandem” davvero imprescindibile, un nuovo capitolo di quelle rassegne che orientano a tirarsi su le maniche e a convincersi che amarsi, tenersi insieme, rispettarsi è davvero un lavoro da non sottovalutare.
La storia di Angela e Hector, una coppia unita nel linguaggio dei segni che si apre alla generatività biologica, consegna davvero un messaggio profondo e poetico ma soprattutto con i piedi per terra.
Hector ci sente da sempre, Angela da tanto tempo non ci sente più. Ciò nonostante sentimentalmente hanno raggiunto un ottimo equilibrio nella loro routine, non di meno con gli amici e con la famiglia di Angela. La notizia della gravidanza e l’arrivo di Ona porteranno tutta una serie di dinamiche e sfide che richiederanno alla coppia di evolvere ulteriormente, lasciando per sempre il porto sicuro in cui era riuscita a rifugiarsi.
Nato come un cortometraggio e diventato poi un lungometraggio che sta collezionando tantissimi premi in patria e in tutta Europa, Il silenzio degli altri è un film immersivo che costringe a stare su quella porzione di differenza irrisolvibile che abita e condiziona ogni soggettività e di conseguenza ogni relazione e in particolare quelle affettive. Dire differenza significa, inoltre, includere un’irrimediabile quota di solitudine con cui imparare a convivere, la propria ma anche quella degli altri. Più facile da scrivere che a farsi.
Angela e Hector hanno già lavorato molto sul loro essere coppia. Hanno impastato le loro differenze e ne è nato un bel paesaggio metaforizzato all’inizio del film in quel paradiso tra sentieri e piscine naturali dove Angela e Hector fanno anche il bagno. Con l’arrivo di Ona letteralmente diventa un paradiso perduto. I due protagonisti sono come tutte le coppie? Sì, ma obiettivamente la sfida che hanno davanti è sensibilmente più complessa rispetto a quella di altre coppie. Verrebbe da dire che tutti custodiscono una moltitudine di solitudini. Alcune solitudini materne sono più sole di altre? Alcune paternità sono più sole di altre? Dio ci salvi dal farne qualcosa di romantico e tanto meno una graduatoria di chi soffre di più.
Rimanendo aderenti alla sceneggiatura sentiamo che la posta in gioco e i relativi condizionamenti sono davvero considerevoli e potrebbero diventare una prigione. Nella palestra delle emozioni del cinema Il silenzio degli altri aiuta ciascuno ad ascoltare le sue prigioni che richiedono anche quello sforzo di lanciare il cuore oltre l’ostacolo o di gettare le reti come direbbe il Vangelo. Per buona parte del film non sapremo se Ona ci sentirà oppure no. Ognuno dei due genitori custodisce aspettative interiormente diverse: attraversare lo scandalo dei nostri desideri è davvero fare esperienza di una porta stretta ma anche di un amore autentico che fa i conti con la realtà e le soggettività coinvolte. Per ripartire ancora una volta.