Idee
Quello che colpisce di più in alcuni dei libri del compianto cardinale Ruini è la sua onestà intellettuale. Perché di fronte al grande tema della morte, nel suo “C’è un dopo? La morte e la speranza” edito da Mondadori nel 2016, la fede e la speranza hanno una importanza fondante. La “grande speranza” in un dopo di comunione con Dio è in contrapposizione con un oggi in cui si pretende di dominare ogni dimensione umana. Ignorando anche e soprattutto quella rilevante porzione di scienza che ha posto dubbi sulla perfetta conoscibilità di un creato di cui siamo parte, e perciò soggetti alla limitatezza del nostro sguardo.
Facendoci riflettere anche su due temi contigui: da una parte la fascinazione di una IA vista come chimera di superamento della morte e dall’altra la visione della fine come ritorno alla natura e quindi come parte unicamente materiale del tutto: rischio prefigurato già a inizio Novecento da Robert Hugh Benson nel romanzo distopico, ma per certi versi profetico, “Il padrone del mondo”.
L’onestà intellettuale del cardinale Ruini è anche accettazione dei limiti dell’intelletto, e della scienza. Rispondendo alle domande di Andrea Galli nel libro “Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione”, edito nel 2022, Ruini sottolineava come la fede, lungi da essere un elemento secondario, ci cambia in modo fondamentale: per alcuni, un tempo materialisti ostinati e nemici della fede, segna l’inizio reale di una nuova esistenza.
Più in profondità, suggeriva il cardinale, esiste una comunione tra le forme della realtà e le origini, senza però far finta di ignorare ciò che taluni impugnano come negazione della divinità, vale a dire il dolore, il male fisico e interiore. La vita è molto più complessa di quanto ci possano mostrare le scienze semplificate e sbandierate ideologicamente contro la fede.
Già da questi esempi si comprende come le convinzioni di Ruini non siano negazioni dell’altro, ma asserzione convinta di fede. L’essere contrario all’aborto o all’eutanasia non significava per lui guerra, ma rivendicazione di valori diversi. Ricerca del bene presente in un mondo in cui guerre, pandemie, fame sembrano prendere il sopravvento, come scrive anche in “Rieducarsi al cristianesimo” (Mondadori), raccolta di scritti risalenti al 2007.
Qui, grazie anche alla lettura di Gesù di Nazareth di Benedetto XVI, si intuisce il senso della battaglia di un uomo di fede, oltre che responsabile di delicati settori della Chiesa: non si deve avere timore di proporre le proprie convinzioni, perché talvolta le umane culture sono in realtà mode destinate al tramonto. Senza negare il grande apporto del pensiero antico che ha sondato i misteri del rapporto tra umanità e creazione, passando attraverso la grande celebrazione della comunione con la natura di Francesco d’Assisi e del suo Cantico.
Il rischio che le rivendicazioni di presunti nuovi diritti diventino una dittatura non dichiarata è prefigurato in un libro scritto insieme a Gaetano Quagliarello: “Un’altra libertà. Contro i nuovi profeti del paradiso in terra”, edito da Rubbettino sei anni fa. E anche qui Ruini difende il diritto del credente di battersi per una società in cui non sia il desiderio materiale a regnare sopra uomini diventati senza saperlo suoi nuovi schiavi. Una società che, avvertiva già trent’anni fa in “Chiesa del nostro tempo” (Piemme) non è più possibile analizzare con gli schemi esclusivamente di classe: si deve accettare la competizione politica, “malgrado quelle teorie e interpretazioni che vorrebbero ridurla a puro scontro di interessi e reciproca sopraffazione”.
Non svilire o umiliare, ma combattere per valori che il un nuovo materialismo, ancor più laico e schiavo dei mercati, sta tentando di cancellare.