Mosaico
Sette giorni di ottima musica, approfondimenti e attività in sintonia con i ritmi e la cura della natura. Porto Vecchio Festival, in programma nell’oasi Bettella a Limena (via Monte Grappa, 10), il 3,4,5 e dal 9 al 12 luglio «Ogni anno propone un tema attuale, che riguarda la salvaguardia ambientale o che sia culturalmente utile per la cura della natura – spiega Gioele Rigoni, presidente dell’associazione Ottavo miglio che organizza il festival – Quest’anno però, vista la drammatica situazione geopolitica, il tema scelto è quello del “controtempo” che ci offre un’analogia tra il concetto del controtempo nella musica e l’andare contro i tempi di oggi».
«In musica, il controtempo è l’accento che interrompe il ritmo dominante, rompe la prevedibilità e obbliga all’ascolto. Non segue il battito imposto: lo sposta, lo incrina, apre una possibilità diversa. Viviamo in un’epoca in cui il tempo collettivo sembra procedere senza esitazioni, anche quando produce violenza, disuguaglianze e distruzione ambientale. Un tempo che normalizza la crisi, trasforma l’emergenza in abitudine, alza continuamente il suono fino a rendere tutto rumore di fondo. Quando il volume è costantemente al massimo, l’ascolto si appiattisce. Quando la crisi diventa permanente, la capacità di reagire si indebolisce. Il rischio è un mondo senza pause, senza variazioni, senza immaginazione. “Controtempo” nasce dal desiderio di restituire centralità alla musica non come intrattenimento, ma come linguaggio capace di unire, denunciare, creare relazione. La musica come megafono, come spazio comune, come interferenza» spiegano gli organizzatori.
L’immagine che pubblicizza Porto Vecchio Festival 2026 mostra una band che si esibisce i cui componenti indossano delle maschere: ciascuno di loro rappresenta un popolo e durante il festival ogni personaggio racconterà la sua storia individuale e la situazione del suo Paese. I protagonisti arrivano da Palestina, Sudan e Iran mentre il frontman della band è il cavallo: «È la nostra mascotte e rappresenta “lo spirito del Porto”, la necessità di rimettere al centro la terra come spazio condiviso e non come difesa del territorio. Siamo nati per difendere un pezzo di territorio e la difesa è diventata apertura alla società, perché la musica è strumento di apertura e condivisione» commenta Gioele Rigoni ringraziando i volontari che fanno vivere il Porto Vecchio Festival.
Il ricavato del festival, tolte le spese per la sua realizzazione, viene da sempre devoluto in beneficenza scegliendo chi aiutare tra chi subisce le conseguenze del cambiamento climatico e disastri ambientali. L’anno scorso il ricavato è servito per portare aiuto al popolo palestinese.