Idee
Ogni anno il 26 giugno si celebra la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga. Dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia del 2026, presentata il 24 giugno a Roma, emerge un quadro complesso e in continua evoluzione dei comportamenti a rischio nella popolazione italiana. Nel 2025, quasi 350mila studenti under 18 hanno riferito di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, dato in aumento rispetto al 2024 (20%). Cannabis e cocaina continuano a rappresentare le sostanze più diffuse, mentre si osserva una crescente diffusione di prodotti ad alta potenza e di nuove sostanze psicoattive (Nps), in particolare cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi. Tra gli studenti di 15-19 anni, dopo la flessione osservata tra il 2022 e il 2024, si osserva una ripresa dei consumi di numerose sostanze, tra cui stimolanti, cocaina, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e ketamina, mentre la cannabis, pur restando la sostanza più diffusa tra i giovani, mostra un lieve calo. Resta inoltre rilevante il fenomeno dell’uso combinato di sostanze, che vede coinvolti anche gli psicofarmaci assunti senza prescrizione medica: quasi 180mila minorenni (11%) ne hanno fatto uso nel 2025, con prevalenze quasi doppie tra le ragazze. Per la Giornata 2026 la Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict) ha lanciato la campagna nazionale “Noi insieme – Il filo rosso della vita”, un’iniziativa che mette al centro il valore delle relazioni, della cura e della comunità. Di tutto questo parliamo con Luciano Squillaci, presidente della Fict.
La fotografia emersa dalla Relazione al Parlamento è preoccupante?
Purtroppo da un po’ di anni si conferma un costante aumento, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, dell’uso di sostanze ed è questo l’allarme più grave che ci riporta la Relazione al Parlamento.
Nel 2025 abbiamo 350mila studenti, un numero veramente altissimo, uno su quattro, che affermano di avere consumato sostanze illegali nel corso dell’anno. Accanto a questo dato, che già di per sé fa impressione, bisogna collocare anche l’aumento incontrastato, ormai da diversi anni, delle nuove sostanze psicotrope, le cosiddette Nps.
Quest’anno ne abbiamo censite 92, ce ne saranno molte altre, perché dobbiamo ricordarci che i dati sono sempre sottostimati rispetto alla realtà, perché dietro a quanto emerge c’è altrettanto sommerso.
È allarmante la crescita dell’uso di Nps?
Il problema è che molto spesso i ragazzi fanno uso di queste sostanze che sono per la gran parte chimiche, in modo particolare sono in fortissimo aumento i catinoni sintetici, che sono delle sostanze che hanno effetti simili alla cocaina e alle anfetamine, ma hanno principi attivi elevatissimi. Questo è purtroppo quello che sfugge ai più: non è come l’eroina che prima di portarti all’obitorio ti accompagnava in un lungo percorso di dipendenza, così come la stessa cocaina o il crack;
queste sostanze sono talmente forti, soprattutto prodotte in laboratori a dir poco fatiscenti dove non si sa veramente quello che ci si mette dentro, che basta una semplice assunzione per rischiare di andare in un’intossicazione acuta e in rianimazione.
Questo emerge anche dal fatto che sono in aumento i ricoveri al Pronto Soccorso per l’assunzione di sostanze. Ormai abbiamo un mondo delle dipendenze che in qualche modo si divide in due grandi filoni: da un lato, c’è il filone di coloro i quali hanno sviluppato una dipendenza “adulta” con un abuso di cocaina e crack come principali sostanze e che sono intercettati, anche se non tutti, dai servizi; dall’altro lato, c’è tutto un mondo costituito dalle nuove sostanze immesse sul mercato, facilmente rinvenibili nel dark web, sostanze che vanno ad attecchire, anche con strategie di marketing accattivanti, soprattutto su giovani e giovanissimi e che molto spesso sono assunte in correlazione con l’alcol o anche con la cocaina provocando effetti devastanti, soprattutto nella fase evolutiva.
Ai Pronto Soccorso arrivano anche ragazzini di 12 anni che hanno fatto uso di queste sostanze, in modo particolare dei catinoni sintetici.
Queste sostanze fanno danni enormi in un adulto, ma in un ragazzo in fase evolutiva fanno danni irreparabili, nel cervello creano dei problemi biologici enormi che non si recuperano più.
Aumenta anche il policonsumo…
Sì, c’è un’altra caratteristica delle dipendenze moderne: oggi non riesci più a inquadrare il cocainomane, l’eroinomane, sono tutti poliassuntori, mischiano sostanze illegali con sostanze legali. L’alcol è sempre presente. La cannabis tra i giovani continua a essere la sostanza maggiormente utilizzata, anche se è in calo, mentre purtroppo in aumento tra giovani e giovanissimi c’è la cocaina, che è un altro segnale aberrante. Insomma,
Qualche settimana fa abbiamo avuto il caso del cosiddetto miele da sballo: 3 ragazzini, di cui uno è ancora in rianimazione, hanno assunto questa sostanza non riscaldandola e inalandola come di solito si fa – ed è enormemente dannosa già così -, ma ingerendola, pensando che fosse da utilizzare come il miele.
In un quadro così complesso come possono agire le reti territoriali nella prevenzione, nella cura, nell’assistenza e nel recupero?
Dobbiamo essere consapevoli che il mondo delle dipendenze è cambiato in maniera evidente, lo dicono i dati, lo dice l’esperienza quotidiana. Di fronte al quadro attuale non possiamo continuare a organizzare il sistema dei servizi come si faceva 30-40 anni fa. La Conferenza di novembre a Roma ha offerto uno spaccato interessante da parte di tutti gli operatori dei servizi, ora si tratta di costruire un modello: mentre prima era una questione che riguardava i tossicodipendenti e se ne occupavano i SerD e le comunità terapeutiche,
oggi la diffusione delle sostanze è talmente capillare che è necessario che in questa battaglia ci sia dietro tutta la comunità territoriale e quindi l’obiettivo è costruire un sistema che riesca a mettere insieme i professionisti delle dipendenze per gli aspetti sanitari, i Comuni, il Terzo settore, le scuole, i territori, in maniera sistematica, non con piccoli progetti che nascono e muoiono. Bisogna tornare a investire in educazione.
Quali sono gli obiettivi della campagna che la Fict ha lanciato per la Giornata internazionale?
Mettiamo al centro la relazione, che è al cuore, è la base fondamentale del percorso, sia esso preventivo, sia esso riabilitativo, di cura. La relazione anche tra i diversi attori che si occupano delle fragilità sul territorio, dei cittadini, delle comunità territoriali che creano anticorpi di fronte a questa pandemia devastante. Noi pensiamo che il 26 giugno sia un’occasione per ribadire con forza che
Non mi accontento più della centralità della persona, che tante volte negli anni è diventata centralità rispetto ai servizi, ma bisogna pensare all’identità relazionale di ciascuno e quindi alla persona a 360 gradi, con i suoi amici, le sue relazioni parentali, i gruppi che frequenta, le parrocchie, le scuole, la comunità che gli sta dietro, altrimenti è impensabile qualunque genere di modello che si pensi di costruire. Le dipendenze sono un problema complesso e affrontarlo in termini semplicistici o provare a spacchettare il problema per risolverlo con il metodo scientifico non basta.
Quali sono le sfide oggi?
Uno dei percorsi che noi stiamo cercando di portare avanti è
Oggi il nostro sistema si fonda su due modalità di accesso: da un lato i SerD, i servizi pubblici, dall’altro le comunità terapeutiche, ma sono imbuti che non riescono più a rispondere alle esigenze. I 350mila giovani che hanno fatto uso di sostanze almeno una volta nel corso dell’anno scorso non arriveranno mai a bussare a una porta di una comunità terapeutica o di un servizio pubblico, a meno che non siano costretti dalla polizia o dai genitori, quindi bisogna intercettare tutta questa mole di persone. Oggi stimiamo che in Italia riusciamo a intercettare con il sistema classico dei servizi una persona su 5 tra quelle che ne avrebbero bisogno.
L’idea emersa alla Conferenza di novembre è che i Comuni, i centri di aggregazione, le scuole diventino altrettanti punti di accesso, in modo che questi nodi cruciali delle nostre comunità possano individuare le situazioni di dipendenza o di pericolo e intervenire possibilmente precocemente.
Nella Giornata internazionale il presidente Sergio Mattarella riceve al Quirinale una delegazione della comunità terapeutiche, tra cui la Fict. Cosa vi aspettate da questo incontro?
Sono sicuro che il presidente ribadirà, per conto di questo Paese, l’impegno serio e concreto contro tutte le forme di dipendenza, ma anche per la restituzione della dignità della vita.
Per noi è molto bello che l’anno scorso siamo stati dal Santo Padre, quest’anno da Mattarella e protagonisti saranno i nostri ragazzi.