Mosaico
Anche Padova aveva il suo Lazzaretto: eretto nel 1555 fra la riva destra del canale Brentella e l’antico “arzeron comune”, oggi corrispondente a via Montecero e progettato da maestri dell’architettura rinascimentale, il Pio ospedale del Lazzaretto è stato per due secoli e mezzo il fulcro della gestione sanitaria cittadina, custode delle spoglie di migliaia di padovani durante le grandi pestilenze storiche.
Ora un comitato, nato a seguito di una fase di ricerca documentale e topografica che ha permesso di mappare con precisione il sedime del complesso sanitario e del relativo Camposanto, attraverso il suo promotore e portavoce Paolo Caratossidis, ha avviato un’interlocuzione con l’Amministrazione comunale di Padova per chiedere di tutelare, valorizzare e recuperare il luogo storico. «Abbiamo avuto parere positivo e pieno appoggio dall’assessore alla cultura Andrea Colasio – afferma Paolo Caratossidis – che ha manifestato fin da subito attenzione e sensibilità rispetto al tema, assicurando disponibilità a promuovere un percorso di qualificazione, tutela e valorizzazione del Lazzaretto di Padova. è un passaggio rilevante, che riconosce il valore del lavoro di studio, approfondimento e sensibilizzazione pubblica condotto negli ultimi sei mesi dal Comitato, anche grazie all’importante patrimonio documentario costituito dai fondi di sanità conservati presso l’Archivio di Stato di Padova, oltre che a un progressivo recupero bibliografico e storiografico dedicato alle grandi epidemie che segnarono la città tra Quattrocento, Cinque e Seicento». Nella fase di ricerca è stato fondamentale il testo di Alessandro Canobbio, Il successo della peste occorsa in Padova l’anno MDLXXVI, non solo per il suo valore documentario, ma anche per la ricchezza di aneddoti, racconti e osservazioni.
L’obiettivo che si va delineando non riguarda soltanto il recupero del Lazzaretto di Padova come singolo sito storico e memoriale, ma la costruzione di una visione più ampia, capace di mettere in rete l’insieme dei luoghi padovani connessi agli eventi pandemici del 15°, 16° e 17° secolo. «In questo quadro – continua il portavoce – il Lazzaretto può diventare il perno di un più vasto itinerario di riscoperta urbana e storica che coinvolge, tra gli altri, la chiesa della Madonna del Carmine, con il riferimento alla Madonna dei Lumini, così come il canale Brentella, storicamente legato al trasporto degli appestati dal centro cittadino verso l’area di porta San Giovanni e quindi ai luoghi di isolamento».
«Ricordare non è solamente un esercizio di mera testimonianza – conclude Caratossidis – ma un vero e proprio diritto/dovere per “fare pace” con la nostra storia. L’oblio della memoria ci ha fatto perdere il legame non solo con un luogo fisico che merita salvaguardia e tutela archeologica, ma con la dimensione umana che ne è stata protagonista. Questo sito archeologico potrebbe rappresentare un enorme valore per la Città di Padova».