Dalle ferie ci si aspetta ormai di tutto e oggi più che mai soprattutto il risanamento di un corpo stremato dal caldo torrido. Eppure non manca la voglia di amicizia e di affetti, di riposo, ma anche di performance sportive, di divertimento e quindi, se possibile, tirare tardi ma anche dormire, vedere posti nuovi e al contempo tornare nei luoghi del cuore, mangiare tante cose buone ed evidentemente non ingrassare. E intanto i giorni passano e chissà se abbiamo trovato la quadra delle nostre vacanze. Siamo contraddizione e sempre lo saremo costitutivamente, perché siamo tante cose dentro di noi anche in ferie. Chissà se in vacanza siamo anche desiderosi di ristabilire connessioni profonde in termini di anima, di spiritualità e di pratiche religiose.
Ci ho pensato vedendo un documentario prezioso, fuori dalle traiettorie comuni e audace al tempo stesso, dal titolo Devozioni di Gianfranco Pannone dedicato alla persistenza del sacro, tra l’odierno e il perduto, in Lucania e nel suo popolo sobrio e resistente. Ne ha parlato anche Vittorio Lingiardi nella sua rubrica del Venerdì di Repubblica: «Storie e luoghi ritratti da Pannone – scrive lo psichiatra amante del cinema – per documentare una spiritualità che i nostri tempi sembrano aver smarrito». Scritto e diretto da Gianfranco Pannone su un concept originale di Andrea Di Consoli, l’opera Devozioni regala la conoscenza di un ventaglio di tracce spirituali nella Lucania appenninica che vanno dalla cantante Caterina Pontrandolfo, ancorata alla tradizione orale, alla poetessa Cristina di Lagopesole che ha costruito un eremo carmelitano dedicato a Cristo, da due fratelli sulle tracce di Pasolini e delle terre in cui girò Il Vangelo secondo Matteo a un bambino sentito come miracolato, dalle processioni ricevute in dono dai propri antenati ai due monaci rimasti in un convento che la gente del posto cerca di salvare con petizioni casa per casa e una custodia di ciò che è stato che commuove irrimediabilmente. Questo e tanto altro che viene guardato attraverso i colori e le forme, le atmosfere e le sensazioni di un paesaggio che ridimensiona la nostra deriva antropocentrista.
Ovunque andiate in vacanze, forse possiamo metterci nella postura di Pannone e ricercare tracce del sacro che rimane, che si nasconde, che si esibisce e attingere a queste fonti per dare respiro a quel medesimo corpo trafitto dal caldo, ma anche da tante altre “calure” contemporanee, non meno critiche. Respirare il sacro è introdurre aria fresca che rigenera il nostro modo di stare al mondo e di guardare alla routine. E l’unico modo per trovare il sacro qualunque sia la nostra meta è mettere in valigia uno spazio vuoto, non già deciso, non già appaltato, non già normato per incontrare nel paesaggio, nella storia e nella cultura di un luogo le ricerche del credere delle donne e degli uomini lungo i secoli. La vacanza non sono io.