Idee
Forse non è una corsa contro il tempo, certamente è una corsa, una corsa da affrontare insieme con lucidità perché è in gioco l’uomo con la sua dignità, con il suo futuro.
In questa prospettiva si colloca la “Dichiarazione di Roma” che è stata firmata il 16 luglio scorso dopo tre giorni di assemblea mondiale dei Premi Nobel 2026 a Castel Gandolfo – con circa 200 autorevoli delegati di diversi Pesi e religioni – dedicata alle sfide dell’intelligenza artificiale, del disarmo e della pace.
Forte la preoccupazione per la velocità della tecnologia sta mettendo a prova l’intervento riflessivo, quindi non altrettanto veloce, che l’uomo ha avviato per evitare che la macchina vada fuori controllo e si imbocchino strade di morte e di distruzione come già le tensioni internazionali e i conflitti armati stanno confermando.
La risposta non può comunque essere la rassegnazione al dominio dell’algoritmo: occorre unirsi come comunità umana per dare un segnale forte e chiaro in termini di responsabilità e di fiducia. La dichiarazione vuole essere in tal senso anche un appello a non rimanere osservatori passivi.
Il pronunciamento si pone in controtendenza rispetto a quanti ritengono che la partita sia sostanzialmente persa di fronte a una situazione che vede in difficoltà perfino gli Stati rispetto ai pochi e potenti possessori e gestori degli strumenti tecnologici. Non tutto è perduto, si è ancora in tempo per ribadire, con l’attrice americana Sharon Stone madrina dell’assemblea, che “la dignità umana non è un algoritmo”.
La dichiarazione indica alcuni impegni concreti: impedire che l’intelligenza artificiale possa autorizzare o attivare autonomamente l’uso di armi nucleari; rafforzare i canali permanenti di comunicazione tra Stati; prevenire errori di calcolo ed escalation involontarie; promuovere una governance internazionale dell’intelligenza artificiale; educare le nuove generazioni a unire eccellenza scientifica, pensiero critico ed etica; avviare un dialogo permanente tra governi, scienziati, Premi Nobel, istituzioni internazionali, leader religiosi e società civile.
Potrebbe sembrare una chiamata rivolta a esperti, intellettuali, addetti ai lavori, istituzioni ma il messaggio è per ogni persona, anche la più lontana da conoscenze e competenze specifiche, perché partecipi al dibattito.
In questo percorso l’enciclica “Magnifica humanitas” viene indicata come la bussola che indica la direzione da prendere al bivio tra la cultura della forza e la civiltà dell’amore.
Non si può e non si deve dunque rimanere “al balcone”: conoscere, approfondire, confrontarsi, è un compito che spetta a ognuno e a tutti per un discernimento che vede nella coscienza un insostituibile riferimento.
Non a caso tra i compiti che la dichiarazione propone c’è quello del rapporto educativo con le nuove generazioni che sono certamente “sul pezzo” ma anche corrono il rischio di rimanere impigliati in una rete invisibile.
E così l’intelligenza artificiale diventa, alla luce della “Magnifica humanitas” uno dei temi più impegnativi e affascinanti del dialogo tra le generazioni. Sarebbe il segnale di una volontà trasversale di rimanere umani.