Chiesa | Diocesi
Restituita alla comunità dopo quasi dieci anni di chiusura. Giornata di festa ed emozione a Teolo per la riapertura della pieve di Santa Giustina. Un luogo che da sempre è chiesa e, insieme, memoria, identità e fede. A raccontarlo la partecipazione alla messa celebrata domenica 19 luglio dal parroco don Riccardo Comarella e da don Marcello Milani, parroco di Villa di Teolo, alla presenza del sindaco Valentino Turetta. Ma prima ancora l’attesa con cui i parrocchiani hanno accolto la riapertura e la risposta dei tanti volontari che, in quattro turni di pulizia e decine di persone al lavoro, si sono rimboccati le maniche per prepararla all’evento.
La restituzione, di quella che ora sarà la chiesa “estiva”, è arrivata dopo un lungo intervento di messa in sicurezza reso necessario in seguito al dissesto idrogeologico che ha compromesso la stabilità del colle su cui sorge l’edificio. L’intervento ha visto il consolidamento delle fondazioni, la pulizia del sottotetto, il ripristino dell’equilibrio statico del soffitto e le verifiche sugli affreschi novecenteschi, che hanno escluso criticità.
«Per la gente è la realizzazione di un sogno – spiega don Riccardo Comarella – In tanti hanno continuato a chiedermi se fosse vero che la chiesa avrebbe riaperto. In questi anni il desiderio di tornare nell’antica pieve è rimasto vivo. La chiesa gremita nel giorno della riapertura e i tanti volontari che l’hanno ripulita dicono meglio di ogni parola il significato di questo momento: non solo il recupero di un edificio, ma il tornare ad affidare alla comunità uno dei suoi luoghi più identitari in cui storia, fede e appartenenza continuano a camminare insieme».
Un legame che si percepisce appena si varca il portale. «È una chiesa che trasmette spiritualità. È raccolta, intima, un luogo speciale dove appena si entra si respira qualcosa di diverso».
Costruita interamente in pietra e affacciata sui Colli Euganei, custodisce oltre sette secoli di storia. Il documento più antico che ne attesta l’esistenza risale al 1290 ed è ancora inciso nella lapide murata sulla facciata occidentale, memoria di lavori di riparazione eseguiti già allora. L’edificio è stato ampliato nel 1852 e restaurato nel 1909, conservando il suo carattere originario.
Tra i tesori più preziosi la cappellina dietro il presbiterio, dove sono riemersi tre cicli di affreschi, datati tra la fine del Duecento, l’inizio del Trecento e il Seicento. Rimasti nascosti sotto la calce per secoli, sono stati riportati alla luce soltanto nel 1955 e sono ancora oggi oggetto di studio.
Durante gli anni della chiusura le celebrazioni sono state trasferite nella vecchia sala parrocchiale, adibita a luogo di culto, che rimarrà la chiesa “invernale”.