Migranti a Ceuta. Mettere sempre al centro la persona e la sua dignità
Quello che sta accadendo interpella profondamente tutti noi. Non possiamo limitarci a domandarci come fermare le persone migranti, ma è più importante chiederci come governare un fenomeno che continuerà ad accompagnare le nostre società e quale responsabilità abbiamo, come Europa e come comunità internazionale, nel coniugare legalità, sicurezza e tutela della dignità di ogni persona.
epa13141877 Migrants reach Spanish territory after swimming from Morocco to Ceuta, a Spanish enclave in North Africa, 30 July 2026. Hundreds of migrants swam to cross the border to Ceuta over the last nine days, mainly Moroccan and Algerian. Ceuta officials asked the Spanish government to declare a 'national emergency.' EPA/Reduan Dris BEST QUALITY AVAILABLE
Le immagini che arrivano da Ceuta ci ricordano, ancora una volta, che le migrazioni non si fermano con le sole misure di controllo delle frontiere. Donne e uomini continuano a rischiare la vita perché spesso non vedono altra possibilità di futuro. È una realtà strutturale del nostro tempo, che nessun Paese può pensare di affrontare da solo.
Nella disperazione dei migranti, tanti sono minori, soli o insieme alle famiglie, giovani e bambini piccolissimi, ricordiamoci sempre della fuga da Nazareth – soprattutto quando costruiamo muri davanti a loro – e di tutte le preziose leggi internazionali che tutelano il salvataggio delle vite umane.
Quello che sta accadendo interpella profondamente tutti noi. Non possiamo limitarci a domandarci come fermare le persone migranti, ma è più importante chiederci come governare un fenomeno che continuerà ad accompagnare le nostre società e quale responsabilità abbiamo, come Europa e come comunità internazionale, nel coniugare legalità, sicurezza e tutela della dignità di ogni persona.
Le migliaia di migranti che hanno raggiunto le coste di Ceuta, moltissimi anche a nuoto, ci invitano anche a interrogarci sull’efficacia delle politiche adottate finora. Se c’è chi continua a rischiare la vita pur di raggiungere l’Europa, significa che una strategia fondata prevalentemente sulla deterrenza non basta. Il controllo delle frontiere è certamente una responsabilità degli Stati, ma da solo non può rappresentare la risposta a un fenomeno così complesso.
Occorre affiancare a questo impegno politiche più lungimiranti e aprire canali regolari e sicuri di ingresso, rafforzare sistemi di accoglienza dignitosi, investire con decisione nei percorsi di inclusione e integrazione, condividere realmente le responsabilità tra gli Stati e contrastare con fermezza le organizzazioni criminali che sfruttano la disperazione delle persone.
La vera sfida, allora, non è scegliere tra sicurezza e accoglienza, ma costruire politiche capaci di tenerle insieme entrambe, nella consapevolezza che una società è più sicura quando sa governare i fenomeni, non quando si limita a subirli o ad affrontarli come un’emergenza permanente. Ed è questo il coraggio che oggi chiediamo all’Europa, per guardare alle migrazioni con realismo, mettendo sempre al centro la persona e la sua dignità.