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Da Fossò a Assisi in bicicletta. È solo l’ultima, anzi, la penultima delle avventure estive che la parrocchia rivierasca – insieme alla vicina Sandon – ha organizzato per i giovani.Prima il grest, poi il grestissimo per gli adolescenti e ora il campo di volontariato a Bologna, nel mezzo centinaia di chilometri a due ruote dal Veneto all’Umbria, divisi in cinque tappe. «All’inizio c’è stata un po’ di paura, la parte fisica è quella che spaventa sempre un po’ – racconta il parroco, don Alessandro Piran – ma poi, quando hanno visto che ce la potevano fare, è stato tutto più facile e i timori hanno lasciato spazio all’entusiasmo e a vivere appieno le proposte».

C’è da dire che il parroco li aveva preparati già dalla primavera, i ragazzi, macinando i primi chilometri in bicicletta. Ma la fatica è solo una delle componenti di questa esperienza: se la mattina i ragazzi pedalavano, il pomeriggio lo dedicavano a visitare le città e a conoscere la vita di san Francesco. «Per loro era tutto nuovo… Arrivati a Assisi, ho chiesto loro cosa attiri ancora così tanta gente dopo ottocento anni dalla morte di Francesco e loro si sono lasciati interrogare, portandosi a casa tante domande».
«La sera prima della partenza ero molto in ansia – racconta Greta Borella, 16 anni – perché sì, mi ero allenata con il don, ma non sapevo cosa mi aspettasse, perché sarei andata per strade che non avevo mai percorso in tutta la mia vita». La chiave della storia, forse, è tutta qui: andare per strade nuove, sconosciute fin quando non si decide di percorrerle insieme, una salita dopo l’altra.
«Io sapevo gran poco di san Francesco – continua Greta – ma la cosa che mi ha colpito di più è la “perfetta letizia”, la felicità duratura. Non bisogna, insomma, soffermarsi su ciò che ti dà felicità per poco tempo: una cosa a cui prima di questo campo non facevo assolutamente caso. L’anno scorso, per esempio, volevo un telefono nuovo ed ero felicissima, ora lo guardo ed è un telefono normalissimo».
«Parlando con don Alessandro – racconta Roberto Mazzetto, nel direttivo dell’Avis provinciale di Venezia – era emersa la possibilità di dar loro una mano, a livello economico e con l’abbigliamento: non ci poteva essere occasione migliore». Mazzetto, che era a Assisi ad accogliere i ragazzi al loro arrivo, ricorda con gioia quei momenti: «Il primo di loro ha fatto una fuga in salita fino alla piazzetta della basilica, poi sono arrivati gli altri».
«Porterò sempre qualcosa dentro di me di quest’estate – conclude Greta – so che adesso devo stare più “sulla fatica”, perché non è che alla prima difficoltà devo mollare. Facevo la salita, non mollavo, perché sapevo che dopo c’era la discesa».