Idee
“Degli oltre 70mila migranti che dal Marocco hanno fortunosamente raggiunto l’enclave spagnola di Ceuta – e dei quasi cento morti nel tentativo – la grande parte è costituita da giovani in cerca di una vita migliore, e tanti tra loro sono minorenni. Una tragedia nella tragedia per una delle più grandi crisi migratorie dell’ultimo mezzo secolo. Questi minori non possono non essere accolti e immediatamente protetti dal rischio di ingaggio nelle reti criminali e di sfruttamento da parte della pedopornografia”. Così Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza italiana (Agia).
Il tema dei minori stranieri non accompagnati (Msna) è costantemente all’attenzione dell’Autorità garante: nell’ambito di un progetto finanziato dal Fami (Fondo asilo migrazione e integrazione) dell’Unione europea, l’Agia si occupa da tempo della formazione dei tutori volontari per i ragazzi che approdano in Italia – in otto casi su 10 via mare – e che in base alle convenzioni internazionali e alle leggi nazionali non possono essere respinti. Minorenni che vanno adeguatamente accolti, formati e integrati nel nostro tessuto sociale.
“Non ci si può tuttavia nascondere – continua l’Autorità garante – che il sistema dell’accoglienza presenta da tempo notevoli criticità, anche in forza di un cambiamento della platea dei minori: secondo una recente ricerca Cespi-Centro studi di politica internazionale i ‘nuovi’ Msna sono più fragili rispetto alle leve del passato e meno motivati rispetto all’obiettivo dell’inserimento e della regolarizzazione. La popolazione dei nuovi Msna è caratterizzata da fragilità molteplici, dalla dimensione sociale a quella psicologica e sanitaria. I percorsi di vita di questi ragazzi sono segnati da esperienze traumatiche legate alla migrazione, da deprivazioni affettive, carenze educative, difficoltà di integrazione culturale, disturbi psicologici spesso non diagnosticati, uso o abuso di sostanze e condizioni di marginalità estrema. Questi fattori, combinati con l’assenza di riferimenti familiari, possono favorire l’emergere di comportamenti a rischio e determinare il coinvolgimento precoce nel sistema penale minorile”. Ma, osserva Terragni, “le risposte educative e giudiziarie adottate non sempre si dimostrano adeguate. Il sistema di accoglienza fatica strutturalmente a intercettare tempestivamente i bisogni complessi dei ragazzi e a costruire percorsi realmente efficaci, con il rischio che le misure adottate diventino parte di un meccanismo che consolida piuttosto che ridurre le condizioni di vulnerabilità”.