Idee
Un cambio di passo al fronte che costringe la società russa a svegliarsi dall’illusione, ma che scatena sull’Ucraina una risposta ancora più spietata. È una disamina lucida, venata da un profondo dolore, quella offerta da mons. Oleksandr Yaslovetskiy, vescovo ausiliare della Diocesi cattolica di Kiev. Una riflessione che parte dall’impatto delle recenti operazioni militari ucraine in territorio russo per arrivare alla tragica quotidianità di un popolo che continua a pagare il prezzo più alto in termini di vite umane.
«Tutti abbiamo la percezione che le cose vanno meglio dal punto di vista militare – spiega mons. Yaslovetskiy – Ogni giorno vediamo che anche i nostri, con i droni, hanno cambiato la situazione. Anche i russi lo devono vedere, perché adesso subiscono le conseguenze della guerra che hanno portato sul nostro territorio». Un impatto che comincia a sgretolare la narrazione della propaganda russa diffusa da televisioni e blog, a cui la popolazione russa semplice continua ostinatamente a credere.
Per la prima volta, tuttavia, qualcosa si è incrinato nella percezione dell’opinione pubblica russa. Il vescovo Alessandro (la traduzione di Oleksandr, ndr) cita un episodio emblematico: gli attacchi contro i centri logistici dell’azienda di e-commerce Wildberries. «Seguiamo un po’ quello che succede in Russia, perché si può vedere come reagisce la gente. Per la prima volta abbiamo visto che anche loro sono umani: piangono, sentono dolore perché perdono il loro business e anche perché qualcuno è morto lavorando là».
Una consapevolezza che però non si traduce in un ravvedimento politico. «Vediamo che non accusano Putin, almeno sui media, non vedono che la causa di questa guerra è lui. Per loro la colpa è di Zelensky e degli ucraini».
Mentre i droni ucraini prendono di mira obiettivi strategici e militari come le raffinerie e i depositi di carburante, la reazione del Cremlino è pesante e si fa sempre più tragica per la popolazione civile. «Visto che non possono vincere, perché combattono per pochi villaggi presi a prezzo di grandi sacrifici per i loro stessi soldati, i russi mandano missili sulle città e puntano proprio sui palazzi – denuncia il vescovo – Quante volte abbiamo visto un missile balistico, che è molto preciso, arrivare e distruggere gli edifici dove abita la gente comune… In questo modo i russi fanno terrorismo».
È una strategia deliberata, prosegue mons. Yaslovetskiy, che affonda le radici nella storia militare russa, mirata a spaventare i governi avversari massacrando i civili. Accade a Mariupol, accade nelle regioni che Mosca dichiara di voler “liberare”. «A Kherson, Kharkiv e Zaporizhia inviano droni che colpiscono i
pullmini di chi va a lavorare oppure chi gira in bicicletta. Ho incontrato una signora di Kherson che mi ha raccontato come le strade principali siano ormai coperte da reti per proteggersi dai droni russi che puntano direttamente le persone. Dicono di voler liberare la gente filorussa, ma portano il terrore e uccidono anche chi parla russo. Per loro non è una questione di persone».
Di fronte a questa escalation, l’angoscia di Kiev è alimentata anche dalla sensazione di isolamento e dalla mancanza di mezzi di difesa adeguati per proteggere i cieli. «Qui la situazione non è facile, bombardano continuamente diverse città e la stessa Kiev. Non abbiamo abbastanza sistemi antibalistici Patriot e mancano i missili. Vediamo arrivare gli attacchi senza poterli fermare».
Nei confronti delle diplomazie e dei governi occidentali, il giudizio del vescovo è amaro: «Viene da piangere quando si legge che i Paesi europei comprano armi per sé perché hanno paura dei russi. Noi non abbiamo paura, i nostri soldati stanno combattendo, ma in Europa spendono tutti questi soldi per una guerra eventuale, mentre qui la gente muore oggi».