Chiesa
“Nel nostro tempo, nei contesti dominati dalla mentalità efficientistica e consumistica, la preghiera può sembrare qualcosa di inutile e di irrisorio”. A denunciarlo è il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata nella basilica di San Pietro, dove Leone XIV ha incontrato i fedeli e i pellegrini provenienti da tutto il mondo. “In un mondo dove la scienza e la tecnica pretendono di dare tutte le risposte, pregare può apparire come una forma di evasione”, ha osservato il Pontefice nella prima udienza generale dopo la pausa estiva a Castel Gandolfo: “Inoltre, anche in diverse famiglie cristiane non avviene più la trasmissione della preghiera, mentre numerose persone rischiano di confonderla con una tecnica tra le altre, di natura psicologica e finalizzata al benessere personale”. La preghiera, invece, “in quanto dimensione fondamentale della nostra umanità, merita di essere riscoperta nella sua verità”, ha affermato il Papa riprendendo il ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, che “ha poreso sul serio tale esigenza”.
“Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale”, ha proseguito il Pontefice prendendo a prestito le parole usate da Paolo VI promulgando la Sacrosanctum Concilium. Nella Costituzione conciliare, infatti,
“il termine preghiera designa tutta la liturgia”:
“Questa prospettiva è decisiva, perché ha orientato la riforma liturgica dandole come asse portante la partecipazione attiva dei fedeli”, ha sottolineato Leone XIV. Nella costituzione conciliare, “la liturgia è presentata anzitutto come il luogo dell’incontro, dell’iniziativa di Dio che si fa prossimo all’umanità nel suo Figlio, il Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo”. Per questo Paolo VI “desiderava ardentemente che la Liturgia delle Ore, cioè la preghiera pubblica quotidiana della Chiesa, inseparabile dall’Eucaristia, pervadesse profondamente, ravvivasse, guidasse ed esprimesse tutta la preghiera cristiana e alimentasse efficacemente la vita spirituale del popolo di Dio”.
“La Liturgia delle Ore chiede di essere sempre più accolta e vissuta nella vita ordinaria dei battezzati e delle comunità”,
l’appello del Papa, secondo il quale “A tante persone che vogliono imparare a pregare, in particolare ai catecumeni, essa può offrire il cammino e la scuola della preghiera cristiana”: “Ogni settimana e ogni giorno, l’Eucaristia e la Liturgia delle Ore sono il respiro della vita della Chiesa che fa circolare lo Spirito Santo attraverso il suo Corpo”. “Legata all’Eucaristia, di cui prolunga la luce, la Liturgia delle Ore santifica il tempo della nostra vita quotidiana”, ha concluso Leone: “al mattino, iniziamo la giornata con fede e gratitudine; a mezzogiorno, chiediamo la forza della fedeltà in mezzo alle fatiche; la sera, finito il lavoro, i Vespri accompagnano il momento del tramonto; la notte, ci addormentiamo affidandoci alla pace di Dio. Ogni Ora è un atto di speranza: durante il pellegrinaggio terreno, vegliamo attendendo con tutta la Chiesa il ritorno glorioso del Signore”.
Durante i saluti nelle diverse lingue che come di consueto seguono la catechesi del mercoledì il Papa, rivolgendosi ai fedeli francesi, ha esortato ad “approfittare di questo periodo estivo, e forse di vacanza per molti di voi, per coltivare la vostra vita interiore trascorrendo un po’ più di tempo con il Signore nella preghiera”. “Tutte le nostre attività appartengono a lui, compresi il tempo libero e il riposo, e possono essere santificate dalla Sua presenza, che ci porta all’incontro fraterno con gli altri”.
“Insieme a voi prego per la pace nel mondo
e per nuove vocazioni sacerdotali e religiose”, ha assicurato Leone nel saluto indirizzato ai pellegrini polacchi, che “in questi giorni, da numerose diocesi della Polonia, pellegrini a piedi si dirigono verso Jasna Góra, sostenuti spiritualmente dai fedeli nelle Parrocchie”. “Questa testimonianza, la fatica del cammino, la preghiera comune e l’incontro con Maria rafforzino la fede e la speranza delle famiglie e delle comunità”, l’auspicio di Leone XIV.