Il 28 agosto a Pontevigodarzere padre Vincenzo Bordo presenta “Vi aspetto a Seoul”
Il missionario oblato, da 36 anni in Corea del Sud e fondatore di Casa di Anna, racconta nel suo libro l'impegno tra senza dimora e ragazzi di strada di Seoul. Appuntamento alle 20.30 in chiesa parrocchiale.
Venerdì 28 agosto, alle 20.30 nella chiesa parrocchiale di Pontevigodarzere, padre Vincenzo Bordo, missionario oblato di Maria Immacolata, presenterà il suo libro Vi aspetto a Seoul (2026, Centro volontari della sofferenza). L’appuntamento è promosso dalle Suore francescane dei poveri e dal Centro missionario diocesano. Padre Bordo da 36 anni è missionario in Corea del Sud e nel 1998 ha fondato l’associazione Casa di Anna, che offre aiuto a persone senza fissa dimora, ragazzi di strada e anziani abbandonati. La sua è la storia di un prete che ha iniziato la sua missione portando con uno zaino cibo ai poveri che dormono nelle stazioni della metropolitana di Seoul. Nel tempo, con l’aiuto di tanti volontari, ha prima aperto a Seong Nam (una città che fa parte dell’area metropolitana di Seoul) una piccola mensa per poveri, in cui ogni giorno viene preparata la cena per più di 500 persone. Poi ha cominciato ad accogliere ragazzi di strada e oggi Casa di Anna gestisce dieci strutture residenziali per minorenni e diversi appartamenti per giovani che, dopo un percorso educativo, iniziano la loro strada verso l’autonomia. Un’altra grande intuizione è stata quella di pensare al progetto “Azit”, portando nei vari quartieri di una metropoli come Seoul un autobus per incontrare i ragazzi direttamente nelle strade, creando una sorta di “oratorio mobile”, come lui spesso ama definirlo. Sono impegnati in queste attività 1.500 volontari, tanti benefattori e 60 giovani lavoratori. Il libro Vi aspetto a Seoul nasce dall’idea di preparare i giovani italiani alla Giornata mondiale della gioventù 2027. Tra queste pagine c’è anche il racconto del cammino spirituale di padre Vincenzo, un percorso che dura ormai da 36 anni e che ricomincia ogni mattina nello stesso modo: indossando il grembiule e ripetendo a se stesso: «Vincenzo, sei solo un servo». Del resto, il suo nome sul passaporto coreano è proprio Kim Ha Jong, che significa “Servo di Dio”.