Storie
Quella di Marino Gradella – classe 1920 – è stata una vita attraversata da singolari esperienze. Sei anni di guerra, la prigionia in Germania, la creazione di una nuova tecnica pittorica, incontri importanti: con il presidente degli Stati Uniti Ike Eisenhower, ad esempio, ma anche con Giovanni Paolo II. E ancora: imprenditore e cavaliere al merito della Repubblica… Soprattutto è stato un uomo capace di sentire il dolore umano e di dare corpo alla solidarietà.
Ma partiamo dall’inizio. Anzi dalla fine, cioè dagli ultimi suoi quarant’anni di vita trascorsi nel Padovano, prima a Cinto Euganeo e poi a Este. Di lui, originario di Viadana, provincia di Mantova, la nuora Emanuela Padovani – che gli è stata sempre vicina, anche sul piano lavorativo – ricorda in primis la dimensione umana: «Marino è sempre stato una persona positiva, corretta, generosa, laboriosa e altruista. In ogni situazione cercava di vedere il lato buono delle cose. Anche negli ultimi anni, quando era oramai cieco e non poteva più dipingere, al mattino era solito ringraziare il Signore per tutto quello che aveva ricevuto dalla vita. Aveva vissuto molte esperienze, che lo avevano reso forte dal punto di vista caratteriale».


Appena tornato a casa dalla Seconda guerra mondiale, approfittando dei corsi di cucito e di ricamo organizzati dalla matrigna, cominciò a usare la macchina per cucire. In breve mise a punto una tecnica di esecuzione di quadri originali chiamata “ricamarazzo” o “ricamo-arazzo”: ovvero «sintesi perfetta tra arte pittorica e magistrale capacità artigianale con la macchina per cucire» (Claudio Massaro).
Il 7 agosto 1946 sposò Carla Bortolotti, maestra e sua compaesana; l’anno seguente nacque l’unico figlio Martino Fernando. La moglie, per motivi di salute, dovette rinunciare all’insegnamento. Gradella prima aprì una bottega di barbiere con vari dipendenti, poi lavorò come venditore ambulante di biancheria. Iniziò a farsi conoscere con le sue particolari opere d’arte partecipando a mostre e concorsi, ricevendo riconoscimenti e premi. Nel 1960, in occasione della visita in Italia del presidente americano Ike Eisenhower, Enzo Stanghellini, interprete presso il comando della base americana di Verona, gli procurò un invito per l’ambasciata Usa di Roma, dove ebbe l’opportunità di consegnare personalmente al presidente il suo ritratto (oggi conservato nel Museo Eisenhower di Abilene in Texas). I suoi quadri entusiasmarono gli americani, tanto che iniziò a ricevere inviti e richieste per recarsi negli Stati Uniti, ma gli impegni familiari lo indussero a rinunciare.
Ha disegnato più di cento opere con la sua macchina per cucire e altre duecento a olio. In quella che era la parrocchiale di Cornoleda, a Cinto Euganeo, ha dipinto sul soffitto il martirio dei santi Nazario e Celso; una crocifissione, poi, è nella chiesa di Cinto.
Gradella è sempre stato attento al dolore altrui. Nei giorni successivi all’inondazione del Polesine (1951) e alla catastrofe del Vajont (1963), partì con l’auto carica di magliette per andarle a consegnare personalmente a chi era rimasto senza niente. Il consiglio comunale di Longarone gli spedì un attestato di ringraziamento. All’inizio del 1970 il figlio Martino e la nuora Emanuela – custode di molti documenti – si trasferirono a Cinto Euganeo. La famiglia aveva acquistato un laboratorio di maglieria, con annessa abitazione. Nel maggio dello stesso anno Gradella e la moglie li raggiunsero. Insieme si dedicarono intensamente all’attività che progredì fino a movimentare circa dieci mila capi al giorno. «Abbiamo gestito il laboratorio fino al 1990 – racconta la nuora – L’ho visto trattare allo stesso modo tutti i dipendenti. Si lavorava molto per ditte blasonate come Benetton, Robe di Kappa, King Gins e altre. Marino si faceva benvolere. Quando a Cinto Euganeo ci fu la visita del vescovo Girolamo Bortignon, nei primi anni Settanta, don Olivo Casarin fece in modo che gli facesse visita».
Nel gennaio 1996, in udienza da papa Giovanni Paolo II, gli consegnò il suo ritratto eseguito con la macchina per cucire (conservato ai Musei Vaticani).
Nel 2002 la moglie fu colpita da un male incurabile; morì nel dicembre del 2003. L’11 aprile 2009, a Monselice, scomparve Marino Gradella. Un uomo capace di sentire il dolore umano e di dare corpo alla solidarietà.