Chiesa | Diocesi
Ad arricchire le occasioni formative degli adolescenti e dei giovani della parrocchia di Mestrino, durante i campiscuola di questa estate, è stata soprattutto la concretezza delle esperienze vissute. Sono stati infatti gli incontri con le persone, le visite a luoghi particolarmente significativi e la fatica condivisa con il gruppo
a dare preziosa sostanza alle loro giornate.
Come nel caso del campo dei giovanissimi di prima superiore, che hanno trascorso i giorni dal 27 al 31 luglio nelle terre di don Giovanni Bosco, a Colle Don Bosco, Chieri e Valdocco. «Una bellissima occasione – racconta Sabrina Rigato, educatrice del gruppo – per conoscere da vicino le origini, la storia e il contesto in cui si è realizzato il sogno di un presbitero che ispira tutt’oggi molte delle attività dei nostri centri parrocchiali. La visita ai suoi luoghi e gli insegnamenti salesiani hanno aiutato i giovanissimi a riflettere sull’importanza di vivere con autenticità le relazioni di tutti i giorni, in famiglia, a scuola e con i coetanei».
Ricondurre la Parola alla concretezza della vita è stato, d’altra parte, anche l’obiettivo degli educatori del gruppo di seconda, terza e quarta superiore, che dal 3 all’8 agosto hanno accompagnato i giovanissimi lungo un tratto del Cammino delle Terre mutate, nei luoghi colpiti dal terremoto del 2016, tra l’Umbria e il Lazio. «Abbiamo scelto – spiega Giulia Greggio, tra gli educatori – di far conoscere personalmente ai ragazzi chi ha vissuto sulla propria pelle quella tragica esperienza. A ciascuno dei testimoni abbiamo domandato: cosa ti ha fatto rimanere in piedi quando tutto intorno a te crollava? Le loro parole ci hanno aiutato a porci a nostra volta questo interrogativo, ricercando in noi la tenacia e la resilienza di rimanere saldi sulla nostra roccia (Mt 7, 24-27), anche quando la tentazione di fuggire altrove si fa più forte».
E l’esperienza stessa del cammino è stata un ingrediente prezioso nell’accompagnare lo scavo interiore e la ricerca del dialogo con Dio, come sottolinea anche Sara Lazzerini, educatrice che dal 3 all’8 agosto ha vissuto con i giovani di quinta superiore e al primo anno di università un camposcuola lungo il Cammino dei Cappuccini, sugli Appennini marchigiani. «Sentivamo il desiderio – motiva Lazzerini – di vivere un’esperienza che ci aiutasse a ricentrarci e a tornare all’essenziale: eravamo alla ricerca di qualcosa di semplice e il Cammino dei Cappuccini sembrava fare proprio al caso nostro».
Nei quattro giorni di cammino i partecipanti hanno potuto sperimentare la ricchezza della fatica condivisa e la bellezza dell’accoglienza genuina di molti conventi lungo il tragitto. Gli ultimi giorni, infine, sono stati dedicati a un’occasione
intensa di spiritualità a Loreto, dove i giovani si sono fermati per affidare al Signore non solo l’esperienza del campo, ma anche il percorso di questi anni nel gruppo giovanissimi.