Fatti
Mai come negli ultimi tempi l’inclusione viene considerata una delle tematiche principali nel mondo della scuola. Garantire a tutti gli studenti pari opportunità di apprendimento significa non solo offrire un ambiente scolastico accessibile e accogliente, ma anche creare un valore educativo per tutti in cui la diversità venga valorizzata come risorsa, e se da una parte la legislazione italiana ha già fatto passi significativi per creare basi solide nel campo della disabilità, dall’altra esistono ancora molte criticità operative e strutturali da superare.
Pensiamo all’anno che sta per iniziare e alla necessità per gli istituti di disporre sin da subito di personale specializzato. Nonostante gli insegnanti formati per il sostegno aumentino sempre di più, molti ottengono la nomina in ritardo rispetto all’inizio dell’anno scolastico. Questo significa che circa il 20 per cento degli alunni con disabilità che richiede un affiancamento, si trova ad affrontare i primi passi del nuovo percorso senza un aiuto, o a incontrare ogni anno insegnanti ed educatori diversi. Stiamo parlando di un 5 per cento di utenti sul totale degli studenti italiani, secondo i dati dell’Istat, che ha rilevato un aumento della disabilità nelle scuole italiane pari al 5 per cento annuo, con un totale di circa 377 mila ragazzi coinvolti. Il problema grava anche sulle famiglie, lasciate spesso da sole ad affrontare le fasi dell’inserimento scolastico dei propri figli, o a occuparsi di un percorso di autonomia e integrazione nel territorio durante la crescita.
Proprio per far fronte a queste esigenze la Regione Veneto ha deciso di introdurre nelle scuole una nuova figura che a livello di istituto, o di plesso, si occupi degli studenti con disabilità in modo stabile, coordinando l’assistenza e il rapporto con le famiglie in tutti i casi, soprattutto quelli di più alta complessità assistenziale. Si tratta di un operatore specializzato non legato al singolo alunno, che opererà in modo flessibile all’interno dello stesso edificio scolastico coprendo l’intero tempo scuola per supportare tutte le necessità degli studenti che ne abbiano bisogno. Questa novità fa parte di una riforma più ampia, formalizzata dalla Delibera di Giunta n. 835, che mira a superare l’attuale frammentazione del servizio tra Comuni e aziende Ulss. Attualmente infatti, sono proprio queste ultime a occuparsi della richiesta di operatori da parte delle scuole e a valutare i minori e le loro esigenze una volta che la famiglia ne effettua domanda, ma il costante incremento dei bisogni assistenziali nelle scuole venete ha portato la Regione ad agire con un piano lungimirante e unico nel suo genere, che collocherà strategicamente gli operatori assistenziali nelle scuole, in base a una mappatura dettagliata dei dati regionali riguardanti le premesse dell’anno scolastico 2026-2027. Sarà effettuata attraverso un monitoraggio predisposto dalla Direzione regionale Servizi sociali, terzo settore e sport e trasmessa alle aziende Ulss entro il prossimo 31 ottobre. Verranno censiti il numero di studenti presi in carico; il divario tra le ore richieste e quelle assegnate; le risorse economiche impiegate; le tipologie professionali coinvolte, come operatori sociosanitari, educatori o assistenti alla comunicazione e la classificazione dei bisogni assistenziali degli studenti.
La proposta arriva dall’assessora al Sociale della Regione Veneto Paola Roma, allo scopo di creare un sistema più moderno e sostenibile volto all’integrazione degli alunni e studenti con disabilità nelle scuole statali e paritarie venete: «è un’azione in linea con il Disegno di Legge al Senato n. 236 che dovrebbe essere approvato entro fine anno e ne anticipa alcune peculiarità come l’inserimento degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione nel ruolo del personale scolastico, dando anche più dignità professionale e tutela sindacale a questi operatori – spiega Paola Roma – Con il monitoraggio si cercherà di classificare i bisogni in modo da ottimizzare le risorse in base ai piani educativi individuali dei minori e cercando di creare rete nei servizi, accorpando ad esempio le ore dei singoli o considerando anche esigenze al di fuori dell’aula scolastica, come l’assistenza durante il pranzo in mensa, o su progetti per aiutare l’autonomia verso l’età adulta e, inoltre, andremo ad allineare la scuola pubblica a quella paritaria nell’erogazione di questi servizi».
Il progetto sperimentale proposto dalla Regione Veneto però non considera solo l’ambito scolastico formativo della persona con disabilità, ma anche la sua integrazione nel territorio, perciò prevede la costituzione di un gruppo di lavoro tecnico-scientifico composto da esperti dell’Ulss, dell’Ufficio scolastico regionale, dell’università e inoltre dalle amministrazioni locali, associazionismo e famiglie, che avrà il compito di elaborare entro maggio 2027 un modello operativo regionale definitivo. «Il lavoro di questo tavolo territoriale sarà fondamentale nella raccolta di dati e richieste – afferma l’assessora – proprio perché la scuola è un momento cruciale in cui costruire autonomia, relazioni e il proprio futuro. Vogliamo analizzare con precisione punti di forza e criticità in questo ambito, costruendo un modello che metta al centro la persona e non soltanto la singola prestazione, garantendo a tutti pari opportunità».
Secondo una rilevazione dell’Ufficio scolastico regionale, pubblicata nel 2025, gli alunni con disabilità nelle scuole del Veneto sono in media il 4,2 per cento del totale, con punte che superano il 5 per cento nella scuola primaria. Tra questi in media la metà ha bisogno di un sostegno elevato, e in genere questa necessità arriva anche all’80 per cento nella scuola dell’infanzia. I dati si modificano considerevolmente nella scuola superiore a seconda dei percorsi, con i licei che hanno una percentuale bassissima (circa l’1,3 per cento) e i professionali che oltrepassano l’8 per cento del totale degli studenti. Tra le tipologie diagnostiche emerge in tutte le province una maggioranza di disturbi del comportamento, eccetto a Padova dove è più alta la disabilità intellettiva.
Ma anche qui dipende dal grado di scuola poiché nella scuola dell’infanzia i maggiori disagi sono di tipo psichico-relazionale (43,8 per cento), mentre poi nella primaria emergono i disturbi del linguaggio (27,1 per cento); nella secondaria di primo grado prevalgono i disturbi del comportamento (35,6 per cento) e infine alle superiori è più alta la disabilità intellettiva, con punte del 42,3 per cento negli istituti professionali.

La Regione Veneto anticipa la riforma della disabilità introducendo l’assistente di plesso nelle scuole e avviando un tavolo tecnico che supporterà i bisogni in una logica di rete e flessibilità. Il modello sperimentale sarà operativo entro maggio 2027 e si baserà sui bisogni assistenziali effettivi, raccolti in tutto il Veneto da un monitoraggio che coinvolge istituzioni e famiglie.