Chiesa
“Sono una mamma del nostro Gruppo Santa Monica e, con tanto affetto, prego per tutti i nostri figli. Partecipare a questo gruppo mi ha fatto comprendere quante difficoltà vivano oggi i nostri giovani. La preghiera e la vicinanza delle mamme sono un sostegno prezioso e portano speranza: il dolore di una diventa il dolore di tutte, ogni gioia viene condivisa e ogni speranza sostenuta da tante mani alzate in preghiera”.
È una delle testimonianze che raccontano la storia del Gruppo Santa Monica: una chat composta da donne — mamme, nonne, sposate o separate, vedove — appartenenti ad alcune parrocchie di Roma. Donne che portano nel cuore, o a cui è stata affidata, la sorte, la salute, la vita di un figlio o di una figlia, di un nipote, di una famiglia. La scelta del nome, Santa Monica, non è casuale. La celebre santa, madre di Agostino, è venerata come esempio e patrona delle madri che pregano per i propri figli, soprattutto quando questi attraversano momenti di difficoltà. Monica non smise mai di affidare a Dio il figlio Agostino con la sua perseverante preghiera e il suo amore materno e per questo la sua storia è diventata nei secoli un segno di speranza per tante madri. La chat è attiva da circa tre anni e vive da sempre una sua semplice disciplina. Ogni giorno, come e quando può, ciascuna recita una decina del Rosario per tutte le intenzioni del gruppo. Una preghiera cui si aggiungono piccole e grandi offerte personali, libere e silenziose, per particolari situazioni o per chi in quel momento ha maggiormente bisogno di essere sostenuto.
“Non ci conosciamo tutte fisicamente, ma ci portiamo tutte nel cuore. Tutti vengono portati alla presenza di Dio. Abbiamo accolto le malattie fisiche, spirituali, dipendenze, tutto ciò che veniva richiesto nelle chat, intercedendo anche con le nostre stesse debolezze e sofferenze, e credo che il Signore Gesù ci abbia sempre seguito. Santa Monica ci ha insegnato in questi anni a non mollare, anche di fronte a risposte che non arrivavano: la benedizione del Santo Padre Leone XIV, ricevuta in risposta ad una nostra lettera il 15 novembre 2025, ci ha garantito la sua benedizione e la sua preghiera. La memoria delle sue parole ci ha liberato spesso dallo scoraggiamento”.
Ciò che rende speciale il Gruppo Santa Monica è soprattutto il modo in cui le partecipanti si fanno carico le une delle altre. Ciascuna fa sua ogni richiesta di intercessione. E così il dolore di una diventa il dolore di tutte; la gioia di una diventa una gioia condivisa. E se il Signore tarda a rispondere, la preghiera di tutte produce comunque pace nel cuore e pazienza nell’attesa. Spesso la croce pesa, ma la presenza di tante Cirenee, una accanto all’altra, aiuta ad alleggerire il peso e a portare il proprio giogo.
“Tutte insieme, con una voce sola, potremmo dire: Santa Monica ci è di esempio. Il suo amore incondizionato, l’offerta di ogni nostra sofferenza, le lacrime versate, la preghiera a volte discontinua ma sempre perseverante ci insegnano a non arrenderci. Sappiamo che tutto ciò che affidiamo al Signore, non è mai perduto”.
L’esperienza del gruppo Santa Monica è simile a quella del Mothers Prayers (Mamme della Preghiera), un movimento spirituale ecumenico internazionale nato nel novembre 1995 in Inghilterra da una nonna, Veronica Williams, per permettere alle madri di pregare insieme per i propri figli e nipoti, presente oggi in oltre 100 paesi del mondo. Un’affinità spirituale che condivide e unisce nella stessa ispirazione. Contattato, il movimento, ha così risposto:
“Carissima, ti ringrazio per la tua email, arrivata proprio nel momento giusto. Il prossimo fine settimana introdurremo momenti di preghiera dedicati ai nostri intercessori. Sento nel cuore il bisogno di pregare per la protezione di tutti i gruppi di Mothers Prayers e anche in spirito di riparazione. Condividerò la tua email con Anne Celine, la nostra responsabile di Mothers Prayers, che sarà in Italia a settembre. Se ne avessi la possibilità, sarei felice di incontrarti a Star House, la Casa Madre della nostra comunità a Sevenoaks, nel Kent. Rimaniamo unite nella preghiera”.
Una conferma, piena, da parte di un movimento internazionale, presente oggi con oltre 100 gruppi in tutto il mondo, che trova fondamento e una delle sue espressioni più profonde nelle parole del profeta Geremia:
“Così parla il Signore: “Trattieni la tua voce dal piangere, i tuoi occhi dal versare lacrime, perché la tua opera sarà ricompensata”, dice il Signore. “Essi ritorneranno dal paese del nemico. C’è speranza per il tuo avvenire”, dice il Signore, “i tuoi figli ritorneranno entro le loro frontiere” (Ger 31,16-17).
“Questa Parola ci ricorda che non siamo sole. Tante mamme e tante nonne, in ogni parte del mondo, pregano con fiducia per il ritorno alla vita di un figlio che sembra ormai “morto”: lontano, perduto, prigioniero delle proprie difficoltà o incapace di ritrovare la strada. È questa la nostra speranza: continuare a pregare insieme, con fiducia e perseveranza, anche quando la risposta sembra tardare. Perché la fede ci insegna che nessuna preghiera fatta con amore è inutile e che, nelle mani di Dio, anche ciò che sembra perduto può rinascere”.
NULLA È IMPOSSIBILE A DIO!