Non è solo un thriller distopico, ma anche un racconto dove si fa largo la speranza, accesa dal desiderio di ricominciare, di fare comunità. È il nuovo film del decano di Hollywood Ridley Scott, “The Dog Stars. Le stelle dopo la fine”, targato 20th Century Studios – Disney, dal romanzo di Peter Heller. Una storia che ci porta nei territori disperanti di un mondo al capolinea, dove l’umanità è decimata da una pandemia e i sopravvissuti si perdono nella via della violenza. Una suggestione angosciosa, dove però si fa strada la solidarietà. Con Jacob Elordi, Josh Brolin e Margaret Qualley, in sala dal 26 agosto. E sempre negli stessi giorni la rom-com statunitense “One Night Only” di Will Gluck con Callum Turner e Monica Barbaro. Comicità sopra le righe, a tratti superficiale e grossolana, che però regala un finale interessante. Targato Universal.
“The Dog Stars. Le stelle dopo la fine” (Cinema, dal 26 agosto)
Alla soglia degli 89 anni (classe 1937), il regista britannico Ridley Scott non perde grinta e vis narrativa. Alle spalle ha cinquant’anni di carriera, costellata da titoli entrati nella storia del cinema, tra cui alcuni cult come “Alien” (1979), “Blade Runner” (1982) e “Thelma & Louise” (1991). Ora torna a misurarsi con una nuova sfida, sempre nel segno del cinema d’azione, vigoroso ma anche profondo: è “The Dog Stars”, dal romanzo di Peter Heller (in Italia con Bompiani), sceneggiato da Mark L. Smith. Un thriller distopico su un mondo al capolinea, solitario e violento. Protagonista il divo del momento, Jacob Elordi, affiancato da Josh Brolin, Allison Janney, Guy Pearce e Margaret Qualley.
La storia. Colorado, 2035. Una pandemia aggressiva ha decimato la popolazione mondiale. I pochi sopravvissuti vivono rintanati in rifugi rimediati. C’è paura e diffidenza, dati i ripetuti saccheggi e violenze. Hig è un giovane ex meccanico, un pilota, che ha perso moglie e figlio; si è alleato con l’ex militare Bangley e insieme vivono alla giornata in un vecchio hangar. Un giorno Hig capisce che non può più rimanere fermo, prigioniero di quella stasi deprimente, così carica lo stretto necessario su un piccolo Cessna e si mette in viaggio. Costretto a un atterraggio di fortuna in un bosco, viene accolto nella fattoria dove vivono il diffidente Pops e sua figlia Cima, un tempo specializzanda in medicina. Un incontro che riaccende la fiducia in Hig, che lo incoraggia a cercare ulteriori segnali di un’umanità resiliente…
Un film di genere ma con carattere, capace di uscire dallo stretto binario del thriller per abbracciare un racconto dalle sfumature più ampie, in cui rientrano anche la riconquista del senso di civiltà dopo una catastrofe. Scott governa la macchina narrativa in maniera esperta, cavalcando un racconto disseminato di atmosfere fosche, a tratti disperanti, per poi aprirsi a suggestioni luminose sulla condizione dell’uomo e il suo innato afflato comunitario, solidale.
Il regista pedina il protagonista Hig, un trentenne che ha rinunciato a vivere, rotto nell’animo dalla perdita di moglie e figlio; a dargli calore è solo il cane Jasper, unico rimasto della sua famiglia. Nonostante la ferita nell’animo, Hig trova la forza per mettersi in viaggio, esponendosi al rischio, pur di ritrovare tracce di umanità non viziata da paura o violenza. Al di là del dolore che non gli dà tregua – e anche pesanti rimorsi per scelte sofferte e non condivisibili –, Hig trasmette ostinata resilienza e fiducia, che finisce per “contagiare” anche chi incontra. L’idea che tutto possa ripartire, che un domani sia ancora possibile.
Girato in Italia, tra set ricostruiti a Cinecittà e location a Roma, nel Parco Nazionale del Circeo, ma anche sulle Dolomiti in Veneto, nel Friuli-Venezia Giulia come pure in Abruzzo, “The Dog Stars” è un film di genere, orientato all’evasione sul terreno del brivido, per un pubblico adolescente ma soprattutto adulto (dati i raccordi di violenza), che non risuona a vuoto, ma anzi trova senso per come lascia crescere il desiderio di solidarietà e speranza, il sogno di tornare a essere comunità. Complesso, problematico, per dibattiti.
“One Night Only. Quando tutto è possibile” (Cinema, dal 27 agosto)
“Il film è un’allegoria degli appuntamenti e dell’amore nella nostra società attuale. Volevo mostrare come viviamo oggi: siamo super connessi con i nostri telefoni, eppure profondamente scollegati dalle persone nella vita reale”. Così il regista-produttore newyorkese Will Gluck parlando della sua nuova commedia romantica “One Night Only”, che vede protagonisti Monica Barbaro e Callum Turner. Classe 1975, ha firmato già altre rom-com popolari come “Easy Girl” (2010) e “Tutti tranne te” (2023). Qui in “One Night Only” approfondisce le dinamiche tra due trentenni, tra suggestioni interessanti e scivolate banali.
La storia. New York oggi, Allie è una cantante in cerca dell’amore, dopo alcune storie andate male. Owen ha aperto una pizzeria molto apprezzata e ha una fidanzata stabile che però all’improvviso lo lascia in cerca di nuove emozioni. Nella notte in cui in città ai single è permesso tutto, di avere rapporti liberi altrimenti non più consentiti dalla legge, Allie e Owen percorrono New York in cerca di avventure. Nel corso della serata spesso le loro strade si intersecano…
Rom-com brillante e irriverente, puntellata da un elemento di fantastico. Il regista Gluck mette in scena il viaggio di due trentenni in cerca dell’amore, che inizialmente puntano solo a un rapporto fugace, ma sottopelle sperano in un legame duraturo. Un road-movie per le strade della Grande mela ma anche dell’anima dei due protagonisti, che alterna raccordi interessanti con sbandamenti banali e di bassa comicità; l’ossatura del racconto risulta debole e ruffiana, al di là dell’intento pregevole di analizzare le relazioni oggi. A dare un twist di senso al racconto è la sequenza finale, dove Allie e Owen si guardano con attenzione, oltre apparenze e istinti sessuali, dando una chance di futuro al loro incontro. Complesso, brillante-superficiale.