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Dopo gli incendi che hanno colpito e devastato la Spagna e la Francia, ora anche l’Algeria, da mercoledì, è in fiamme e purtroppo piange i suoi morti. Il bilancio è ancora provvisorio e incerto. Secondo l’ospedale di El Milia, nella provincia costiera di Jijel, nell’Algeria orientale, dove sono ricoverati decine di feriti, sarebbero almeno 69 le persone che hanno perso la vita negli incendi. Il bilancio però non tiene conto delle vittime che si trovano negli altri ospedali della provincia. Molte famiglie sono state evacuate dalle proprie case nelle regioni di Jijel e Béjaia a causa dell’avanzare delle fiamme. Il Presidente della Repubblica ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Social e tv sono state inondate da immagini apocalittiche: morti, feriti, interi villaggi circondati dalle fiamme, una popolazione terrorizzata in fuga dall’inferno, turisti che abbandonano precipitosamente le loro mete di vacanza. Un diluvio di fuoco e fumo.
Diverse le Province colpite: Béjaïa, Jijel, Skikda, El Tarf, Tizi-Ouzou, Annaba, Guelma, Mila, Tébessa, Costantina, Tissemsilt, Souk Ahras e Sétif. Le unità della Protezione Civile, con l’aiuto dei cittadini, stanno combattendo contro le fiamme.
193 gli incendi che hanno messo a fuoco la parte nord orientale dell’Algeria e se 147 sono stati spenti, ci sono purtroppo ancora focolai attivi.
Il Ministro dell’Interno Saïd Sayoud, accompagnato dal Ministro della Salute, Mohamed Seddik Ait Messaoudène, ha visitato mercoledì sera l’ospedale di Souk El Tenine (Béjaïa) per valutare le condizioni di cura dei feriti. Ha elogiato l’impegno della Protezione Civile, della Gendarmeria Nazionale, delle forze di sicurezza, degli enti locali e della società civile nell’affrontare questa situazione.
Padre José Maria Cantal, dei Padri Bianchi, è priore del Monastero di Adrar, nel cuore del Sahara. Raggiunto dal Sir, dice: “Qui, nel deserto, la vita è durissima: senza acqua e senza alberi non sarebbe possibile vivere. Si può andare avanti soltanto grazie alla solidarietà della gente. Oggi, tutto il Paese ha bisogno di una solidarietà internazionale, planetaria. Questo è il messaggio: solidarietà di fronte alle tragedie, per comprendere che non siamo onnipotenti, che siamo fragili e che anche il creato è fragile”.
Il religioso racconta che in questo periodo molte persone provenienti dal sud del Paese si trovano per le vacanze nel nord dell’Algeria, vicino alle spiagge e al mare, dove ci sono stati gli incendi più violenti. “Per questo motivo le persone seguono le notizie con grande preoccupazione. L’impatto sociale ed emotivo sulla popolazione è molto forte.
“E’ una tragedia immensa, qualcosa di molto triste, che purtroppo condividiamo con molti Paesi del Mediterraneo dove gli incendi rappresentano ormai, una triste realtà che si ripetono ogni anno”.
Come tutte le Chiese nel mondo, anche l’Algeria – ricorda padre Cantal – si appresta a vivere da partire dal 1° settembre il mese dedicato al Creato. Dal 2022, un piccolo gruppo di religiose e religiose ha seguito un corso di formazione per animatori ed oggi hanno costituito anche in Algeria il “Movimento Laudato Si’”. Varie le iniziative proposte con appuntamenti di incontri che fino al maggio 2027 tratteranno diversi temi, come “La Natura e i Vangeli”, “La creazione nel piano di Dio”, “Vivere in maniera sobria come i primi cristiani”, “Preghiera e Creato”, “Prendersi cura dei più deboli”.