Chiesa | Diocesi
Di notte Padova cambia volto. Il traffico si dirada, le attività cessano, le finestre si spengono. Qualcuno rincasa, qualcuno è ancora per strada. Ma c’è un luogo nel cuore della città nel quale, da quasi dieci anni, la notte non interrompe una presenza e una preghiera: la chiesa del Corpus Domini, dove l’adorazione eucaristica continua senza sosta, giorno e notte.
Quando quasi tutta la città dorme, qualcuno si mette in cammino per raggiungere la chiesa. È forse proprio questo il primo tratto che accomuna le testimonianze degli adoratori notturni: andare contro il ritmo naturale della notte per vegliare.
«Di notte il mondo dorme, qui no», racconta Luca. «Qui di notte si veglia, si sta con Gesù». Sono le ore nelle quali «si fa silenzio e si lascia parlare Dio». Ma quella veglia, per Luca, non è un modo per allontanarsi dalla vita degli altri. Al contrario: «Chi prega non fugge dal mondo, combatte per il mondo», portando davanti al Santissimo «le fatiche, le notti insonni, le preoccupazioni di tutti». E così la chiesa, nel cuore della notte, diventa «casa»: un luogo nel quale «facciamo compagnia a Gesù nel Getsemani».
C’è una parola che ritorna quasi inevitabilmente nei racconti: silenzio. Per Davide, che ogni martedì arriva alla chiesa del Corpus Domini prima delle quattro e rimane fino alle sei del mattino, è diventata la ragione profonda del suo turno. «Mi sono domandato il perché tante volte e ora, dopo un anno, ho capito il motivo vero: il silenzio». Un silenzio che non è semplicemente assenza di rumore, ma uno spazio interiore: «Questo spazio che mi abita dentro e che quotidianamente riempio di cose». Nel silenzio della chiesa «il tempo rallenta» e qualcosa cambia: «Il silenzio è capace di farmi sentire come sono e che umore porterò nella giornata che sta per iniziare, e quindi che accoglienza e che cristiano saprò essere». E quando all’alba esce dalla chiesa, Davide si sente più leggero: quel silenzio «toglie i pensieri brutti» e gli permette di «stare bene dentro alla pace».
Anche Silvano racconta la notte attraverso il contrasto tra il rumore e il silenzio. Quando finisce «la confusione del tran tran di Padova», arriva una pace particolare. Ma non basta che taccia la città perché taccia anche ciò che abbiamo dentro. Nel silenzio, infatti, emergono «le mille voci, pensieri nella testa». È allora che può cominciare un incontro. Quando finalmente quel silenzio arriva, racconta Silvano, «senti la Sua presenza, la Sua voce che ti parla»: qualche volta consola, qualche volta sembra persino «ridere e scherzare», altre volte mette davanti a verità su se stessi dalle quali si vorrebbe scappare. Ma sono le parole di un «amico vero», che «non le dice per umiliarti ma per aiutarti a crescere».
Per Laura il passaggio dal rumore al silenzio è quasi fisico. Alle 2.45 esce di casa in bicicletta. Le strade, a quell’ora, dovrebbero essere deserte e invece incontra ancora ragazzi e ragazze che stanno terminando la loro serata. Poi, alle tre, varca la porta del Corpus Domini: «Ed ecco il silenzio».Ma «è un silenzio pieno di vita, di presenza, di speranza. C’è Lui, Gesù». E immediatamente nasce una certezza semplicissima: «Sono qui, con Lui, sono nel posto giusto».
Laura rimane quasi tre ore. «Sono tante? No. Sono ore preziose, proficue». In quelle ore parla, prega, affida persone e pensieri, guarda Gesù esposto oppure semplicemente tace. E ciò che accade nella notte continua poi durante il giorno. Le fatiche e i problemi rimangono, ma cambia il modo di attraversarli: «Le ore notturne piene di Lui mi aiutano ad avere la certezza della Sua continua presenza». Fino a trasformarsi in una sorta di dialogo diretto: «Tu, Gesù, ci sei. Tu sai. Sai tutto. Non ho paura. Non temo perché tu mi dai la certezza che sei con me. Sempre».
F. con grande semplicità racconta l’esperienza che può essere di molti: «La mia esperienza […] non è molto spirituale perché mi distraggo spesso». Eppure anche qui la notte offre qualcosa che difficilmente si trova altrove: «Il silenzio, la tranquillità e la chiesa semivuota mi aiutano a ripulire la mente e a calmare il cuore dallo stress quotidiano».
E accade anche qualcosa di sorprendente. Nel cuore della notte entrano persone dalle quali forse non ce lo aspetteremmo: giovani e meno giovani che stanno tornando «da qualche serata o da qualche cena» e che, vedendo quella chiesa ancora aperta e la sua luce soffusa, decidono di entrare anche soltanto per pochi minuti. Forse non sanno pregare. Forse non sanno nemmeno bene perché siano entrati. Ma, dice la testimonianza, «a volte basta sedersi su una panca di legno e sostare davanti a Gesù esposto». Perché il silenzio può perfino fare paura: siamo abituati a riempire di rumore ogni spazio vuoto. Eppure rimane in ogni persona «un primario essenziale bisogno di un silenzio quieto che ripulisca la mente».
Lo sanno bene anche due sposi che dal 2017 hanno scelto un turno mensile molto particolare: il sabato, da mezzanotte alle tre. «Non si pensi di essere soli», raccontano. Il portone centrale viene chiuso, ma rimangono aperte le porte laterali, illuminate verso il sagrato. E quelle porte attirano soprattutto giovani incuriositi. Alcuni entrano, qualcuno si ferma a pregare, qualcuno accende una candela.
Intanto dalla strada, almeno fino alle due, continuano ad arrivare voci e schiamazzi. Ma è bellissima l’immagine con cui i due sposi descrivono ciò che accade: quei rumori «si innestano nella nostra preghiera personale e di intercessione per tutta l’umanità». Così dentro quella chiesa entrano idealmente tutti: «Giovani e anziani, agonizzanti e sofferenti, mamme e papà, religiosi e sacerdoti». La notte dell’adoratore non diventa quindi separazione dal mondo: il mondo, con il suo rumore e le sue ferite, entra nella sua preghiera.
È forse questo uno dei significati più profondi dell’adorazione notturna. D. la racconta attraverso l’immagine di una salita. Quando arriva la sera e le attività diminuiscono, l’adoratore «sale sul monte» per accostarsi «alla presenza reale di Gesù Eucaristia». E scopre un Dio che non pretende grandi parole o preghiere perfette: «È il Signore stesso che con infinita silenziosa umiltà si offre a noi, alla nostra adorazione, al nostro sguardo», chiedendo semplicemente «il nostro essere là con Lui».
Quasi si rovesciano, allora, i ruoli. Chi è che attende chi? Chi desidera veramente quell’incontro?
D. richiama le parole di Gesù: «Restate qui e vegliate con me». E arriva a pensare che, per il desiderio che Gesù ha della nostra vicinanza, sia quasi Lui «il vero adoratore».
Ma chi arriva davanti all’Eucaristia non arriva mai veramente da solo. Porta con sé un mondo. Porta «i volti, le lacrime, le ferite bisognose di balsamo», i propri pensieri e desideri, il bisogno di perdono, le persone conosciute e quelle sconosciute. L’adoratore sente di essere chiamato a «rappresentare e a presentare al Signore ogni uomo, ogni realtà umana»: a pregare «per se stesso, per tutti, e al posto di tutti».
Forse è proprio questa l’immagine che meglio racconta ciò che accade ogni notte nella chiesa del Corpus Domini.
La città lentamente si spegne. Qualcuno torna a casa, qualcuno continua la sua serata, qualcuno dorme. E intanto una bicicletta attraversa le strade alle tre del mattino; qualcuno arriva in anticipo per il proprio turno delle quattro; due sposi aprono le porte laterali della chiesa verso il sagrato; un giovane, tornando da una serata, vede una luce accesa e decide per qualche ragione di entrare.
E davanti all’Eucaristia c’è sempre qualcuno.
Qualcuno che parla. Qualcuno che prega. Qualcuno che si distrae. Qualcuno che semplicemente guarda. Qualcuno che porta le proprie ferite e quelle degli altri.
Qualcuno che, mentre la città dorme, resta e veglia con Lui.
Intenzione di preghiera del papa
Preghiamo per una gestione giusta e sostenibile dell’acqua, risorsa vitale, perché tutti possano accedervi in modo equo.
Intenzione dei vescovi
Ti preghiamo, Signore, affinché il radunarci come comunità sia modello e nutrimento per una vita vissuta a lode e gloria del tuo nome.
Intenzione del clero
Cuore di Gesù, preserva i tuoi ministri dalla tentazione del carrierismo e dalla ricerca dei privilegi, perché si rendano in obbedienza disponibili anche per servizi più umili e nascosti.