Storie
Non solo nei libri di scuola o sul grande schermo, le avventure e lo spirito del mitologico Ulisse vivono ancora anche nella vita reale in quelle persone che si incrociano per la strada oppure per motivi personali o lavorativi. Lo sanno bene parenti, amici e – probabilmente grazie al libro CircumSoloItalia edito da Tracciati Editore lo scorso maggio – anche pazienti del medico in pensione Giovanni Bertoldero, residente a Mestre e con una grande passione per la navigazione.
Come l’eroe cantato da Omero, anche lui ha solcato il Mar Mediterraneo decidendo di spingersi, sempre sotto costa, oltre l’Adriatico per scoprire così le altre acque che bagnano un’Italia di cui, dalla sua barca Birba, ha potuto osservare una fisionomia e una prospettiva assai diversa da quella percepita dalla terraferma. «Mi sento un piccolo Odisseo perché come lui ho proseguito il viaggio, potendo però essere respinto, ed ero affascinato dai luoghi della terra. L’eroe cercava una conoscenza esterna, ma anche interiore e difatti il mio libro è un diario di bordo della navigazione in cui tuttavia c’è sempre una riflessione, avendo avuto la possibilità di vedere, dall’acqua, il mondo a 360 gradi».
Se il protagonista della mitologia classica viene definito un avventuriero, Bertoldero preferisce allontanare da sé questa immagine: «Non sono una persona a cui piace affrontare il mare – spiega – Preferisco navigare in sicurezza e provando piacere, non paura. Agli amici appassionati di vela che sto incontrando durante le presentazioni nei circoli nautici desidero trasmettere il messaggio che un viaggio del genere è fattibile se compiuto similmente al mio».
Prima della partenza, infatti, Bertoldero specifica di essersi preparato per parecchio tempo, non solo per quanto riguarda l’imbarcazione, ma anche a livello personale: «Occorre imparare a navigare da soli e così nei due anni precedenti ho iniziato a conoscere la solitudine e a gestirla. Uno degli esercizi che consiglio è quello di veleggiare di notte, un allenamento fisico, sensoriale e psicologico – continua – In queste condizioni non si ha più la vista tridimensionale, perché il buio appiattisce e, giusto per fare un esempio, non si vede la vela o la superficie del mare. Se questo senso non funziona di notte, sono però attivi gli altri, come l’olfatto che permette di sentire l’odore di scarico facendo dunque capire la presenza nelle vicinanze di un’altra barca. Poi, nei mesi precedenti ho iniziato anche a fare esercizi in palestra per mettere alla prova il sistema cardiovascolare, non essendo mai stato uno sportivo».
Così, a mezzanotte dell’8 marzo 2025 davanti a una piccola folla radunatasi al porto di Villaggio del Pescatore, frazione di Duino, ha avuto inizio il viaggio del dottor Giovanni che, solo assieme alla sua Birba, ha potuto raggiungere luoghi di estrema bellezza storica e artistica dell’Italia, molto spesso affacciati direttamente sulle coste, una strategia per accaparrarsi in passato le simpatie dei clienti delle tratte commerciali, ricorda il navigatore. Non solo monumenti ed edifici, il viaggio ha riservato ulteriori importanti scoperte: «Ho conosciuto delle persone straordinarie che, forse inconsapevolmente, mi hanno dato una carica e un entusiasmo incredibili. Penso al cantastorie di Milazzo oppure all’amico, perché tali si diventa, ormeggiatore di Pesaro che mi ha svelato tutta la sua vita; non conoscevo questa predisposizione al racconto da parte di alcune persone che si aprivano con me, forse perché mi mettevo a disposizione oppure ha inciso il fatto che fossi di passaggio».
Ma nel Sud Italia forte è anche la componente devozionale, impossibile da non notare e vivere per un esploratore curioso come il moderno Odisseo veneziano. «Noi abbiamo un po’ perso questa religiosità, anche se le loro possiamo magari considerarle più tradizioni religiose che fede praticata – riflette – Tuttavia, nonostante ciò, quest’ultima è ancora viva e partecipata; ricordo la processione struggente della Settimana Santa a Gallipoli oppure le stazioni della via Crucis a grandezza naturale conservate nella chiesa dei Misteri di Trapani». E come il naufrago mitologico, anche il medico veneto ha potuto assaporare, infine, la bellezza dell’accoglienza: «Nella narrazione, Odisseo viene invitato a sedersi a tavola senza che gli venga chiesto chi sia o quale lavoro faccia o quanto guadagni – conclude – È uno dei messaggi più potenti del poema epico che ho però ritrovato nella gente che mi ha ospitato: da un punto di vista religioso, etico e morale è un evento straordinario e un patrimonio della nostra Italia centro meridionale, dimenticato un po’ nel nostro Nordest».
Dopo diversi incontri e miglia percorse, la meta finale di Portorose è stata raggiunta il 5 settembre, con anche qualche giorno d’anticipo. «Questo è stato il mio tempo e ho scoperto che è uno dei beni più preziosi di cui disponiamo sia da dedicare all’ascolto degli altri sia a sé stessi».
Medico specializzato in ematologia oncologica, ora in pensione, Giovanni Bertoldero definisce la sua attività un percorso su un sentiero pieno di sofferenze altrui: «Dopo vent’anni questa situazione ti logora un po’ e la necessità di essere sempre immanente nei problemi delle persone richiede una sospensione e un bisogno di estraniarsi. L’immagine utilizzata nel libro, uno sguardo sul mondo con il binocolo rovesciato, significa proprio guardarlo da lontano per potersi vedere dentro. È uno degli aspetti per cui il viaggio che ho intrapreso continua ad affascinarmi e per cui continuerei a farlo».

Giovanni Bertoldero, medico navigatore: «L’invito che faccio a tutti, se possibile, è di prendersi del tempo quando lo si ritiene opportuno come ho fatto io prima del pensionamento, che per un medico è sempre un momento critico. Non occorre andar per mare, basta anche un percorso in bicicletta, in macchina o in moto, ma muovetevi, girate per conoscere persone, coscienze e idee».